Cabras, a San Salvatore inquinata l’acqua dei pozzi
di Piero Marongiu
Troppi colibatteri fecali a causa delle infiltrazioni dalle fosse settiche Abis: «Non è potabilizzata, quindi non è utilizzabile per gli scopi civili normali»
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CABRAS. Una volta la borgata di San Salvatore era conosciuta anche per essere il set cinematografico ideale per girare i film del filone spaghetti-western. Era la fine degli anni Sessanta e la location, simile a uno dei tanti villaggi che si possono incontrare tra l’Arizona e il Messico, rendeva i duelli tra banditi e sceriffi o le scazzottate che si svolgevano nel soloon-posada tra i cowboy, oltremodo verosimili. Poi quel filone si esaurì, il saloon-posada andò a fuoco e mentre l’attenzione verso la borgata cominciò a scemare i problemi cominciarono ad aumentare.
Uno di questi è l’approvvigionamento idrico che serve ad alimentare le abitazioni della borgata, quasi tutte servite da pozzi artesiani, la cui falda però sarebbe inquinata dalla presenza di colibatteri fecali. Un problema che rende l’acqua non utilizzabile per gli usi personali. Della questione inquinamento si è parlato anche in campagna elettorale durante un dibattito pubblico organizzato da un’associazione di cittadini. In quell’occasione a sollevare il problema fu uno dei tre candidati alla carica di primo cittadino, che ventilò anche possibili interventi per risolverlo. «Sulla presenza di batteri che rendono l’acqua inutilizzabile per scopi potabili, quindi per gli usi civili, a San Salvatore – dice Andrea Abis – posso dire di non avere dati aggiornati. Ad ogni modo è noto che l’acqua utilizzata a San Salvatore è prelevata da pozzi ed è pertanto acqua non potabilizzata, quindi non utilizzabile per gli scopi civili normali».
L’esistenza di quei pozzi, come affermato anche dal sindaco, è nota.
In gran parte si tratta di pozzi la cui acqua veniva usata per l’irrigazione dei campi.
Quelli destinati a uso potabile invece devono essere censiti e iscritti a un’anagrafe specifica, la cui competenza, in materia di analisi, dovrebbe essere del Sian (servizio informativo agricolo nazionale). Ma pare che di pozzi con quelle caratteristiche, nella borgata di San Salvatore, non ce ne siano.
Il problema, stando a quel poco che è dato sapere, nascerebbe dal fatto che nella borgata non esiste un piano di urbanizzazione, pertanto quasi tutte le case, utilizzate per poche settimane all’anno (principalmente in occasione della festa in onore del Santo), siano dotate di fosse settiche in cui confluiscono i reflui dei servizi igienici.
Da lì l’infiltrazione dei colibatteri fecali nella falda acquifera. Ma quell’acqua, dicono tutti, non viene utilizzata certamente per gli usi alimentari né per lavarsi. Per quelle esigenze, l’acqua, viene rifornita con apposite cisterne.
Uno di questi è l’approvvigionamento idrico che serve ad alimentare le abitazioni della borgata, quasi tutte servite da pozzi artesiani, la cui falda però sarebbe inquinata dalla presenza di colibatteri fecali. Un problema che rende l’acqua non utilizzabile per gli usi personali. Della questione inquinamento si è parlato anche in campagna elettorale durante un dibattito pubblico organizzato da un’associazione di cittadini. In quell’occasione a sollevare il problema fu uno dei tre candidati alla carica di primo cittadino, che ventilò anche possibili interventi per risolverlo. «Sulla presenza di batteri che rendono l’acqua inutilizzabile per scopi potabili, quindi per gli usi civili, a San Salvatore – dice Andrea Abis – posso dire di non avere dati aggiornati. Ad ogni modo è noto che l’acqua utilizzata a San Salvatore è prelevata da pozzi ed è pertanto acqua non potabilizzata, quindi non utilizzabile per gli scopi civili normali».
L’esistenza di quei pozzi, come affermato anche dal sindaco, è nota.
In gran parte si tratta di pozzi la cui acqua veniva usata per l’irrigazione dei campi.
Quelli destinati a uso potabile invece devono essere censiti e iscritti a un’anagrafe specifica, la cui competenza, in materia di analisi, dovrebbe essere del Sian (servizio informativo agricolo nazionale). Ma pare che di pozzi con quelle caratteristiche, nella borgata di San Salvatore, non ce ne siano.
Il problema, stando a quel poco che è dato sapere, nascerebbe dal fatto che nella borgata non esiste un piano di urbanizzazione, pertanto quasi tutte le case, utilizzate per poche settimane all’anno (principalmente in occasione della festa in onore del Santo), siano dotate di fosse settiche in cui confluiscono i reflui dei servizi igienici.
Da lì l’infiltrazione dei colibatteri fecali nella falda acquifera. Ma quell’acqua, dicono tutti, non viene utilizzata certamente per gli usi alimentari né per lavarsi. Per quelle esigenze, l’acqua, viene rifornita con apposite cisterne.
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