Competenze sulla foce: schiarita sugli interventi

Bosa, si deve chiarire chi abbia responsabilità nelle acque tra darsena e molo Il Consiglio chiede alla Regione cosa comporti il passaggio al demanio marittimo

BOSA. In pieno agosto una barca a vela molla gli ormeggi da uno degli approdi tra la foce del Temo ed il ponte nuovo dispiegando le vele sul fiume. Una manovra che in qualsiasi altro porto sarebbe stata pesantemente sanzionata, ma non a Bosa. Perché in quell’area non ha competenza la Guardia Costiera, mentre gli agenti del Corpo forestale e di vigilanza ambientale non hanno gli strumenti (nautici) per intervenire. Questo uno degli esempi emersi in aula consiliare nei giorni scorsi, a proposito delle competenze demaniali sull’ampio specchio d’acqua dove si affacciano darsene private e pubblica, futuro molo a servizio del mercato ittico ed approdi per il turismo da diporto. L’ufficio circondariale marittimo infatti può intervenire fino all’altezza del pontone galleggiante ancorato alla testata del molo fluviale. Da lì verso l’entroterra, le acque sono in capo al demanio regionale. Nella seduta del 25 settembre inoltre si è chiarito anche un aspetto rilevante nell’iter avviato per un futuro passaggio della zona da acque interne a demanio marittimo. Il Ministero, in una nota fatta pervenire al comune ed alla Guardia costiera ad agosto, ha specificato che l’eventuale passaggio di competenze non include anche i terreni che si affacciano sul fiume, ma solo lo specchio acqueo tra la foce ed il ponte nuovo. Questo uno dei dubbi chiariti in aula dagli amministratori e dal comandante Francesco Bernardi. La delibera approvata all’unanimità lunedì scorso dà mandato al sindaco di proseguire nelle verifiche preliminari, prima che la decisione vera e propria, sempre che ci si arrivi, possa approdare in consiglio accompagnata da una relazione che spieghi semplicemente e nel dettaglio cosa comporta un passaggio dello specchio d’acqua dal demanio idrico della regione a quello marittimo, come ha chiesto il consigliere ed ex sindaco Piero Franco Casula. «Anche la Regione poi dovrà dire la sua» un altro aspetto sottolineato dall’assessore Campus. La delibera specifica che la richiesta verterà esclusivamente sulla ridefinizione dello specchio acqueo fluviale e non sul possibile passaggio anche delle aree a terra, come richiesto dalla capogruppo Udc Rosalia Acca. Resta poi da sciogliere il nodo del tratto fluviale dal ponte nuovo fino oltre quello in trachite, dove non mancano pontili e approdi vari. Anche su questo sta lavorando il comune, sia sul terreno del futuro Pul che, con una delibera già approvata nei mesi scorsi, attraverso gli indirizzi sulla tipologia di servizi che potranno sorgere sulle sponde del Temo. Questo si potrà fare una volta ultimato e approvato un progetto per fare del fiume una vera risorsa economica e turistica utile allo sviluppo cittadino e della Planargia.

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