Aveva fatto la visita ed era al primo allenamento

Decisiva ancora una volta l’apparecchiatura. È obbligatorio averla in tutti gli impianti sportivi

SANTA GIUSTA. Quello di giovedì era il primo allenamento della stagione per il diciottenne Simone Mocci. Prima di andare al campo, nel pieno rispetto delle leggi e del protocollo per la sicurezza degli atleti, aveva effettuato la visita medica per l’attività agonistica dalla quale non erano emerse controindicazioni alla pratica dell’attività sportiva. Il cuore non dava segnali di malfunzionamento. Purtroppo però la medicina non sempre è una scienza perfetta così come il corpo umano non è una macchina perfetta, visto che a volte nasconde patologie impossibili da individuare con le classiche strumentazioni.

Erano da poco passate le 19 di giovedì quando Simone Mocci crolla a terra. «Ero girato dalla parte opposta perché stavo arbitrando la partitella – racconta l’allenatore Salvatore Loddo –. I ragazzi hanno richiamato la mia attenzione e mi sono girato. L’ho visto a terra e gli altri mi facevano cenno di andare da loro». È in quel momento che lo vede a terra. «È passato qualche istante prima che tutti capissimo che cosa fosse accaduto – prosegue l’allenatore dell’Under 18 del Santa Giusta –, ma subito dopo io e altri due dirigenti siamo intervenuti con le classiche manovre di primo soccorso. Da quello che a noi sembrava, il ragazzo continuava a respirare, ma ovviamente abbiamo chiesto l’aiuto di altre persone e dell’ambulanza».

È così che per primo arriva l’infermiere Alberto Caria che ha utilizzato il defibrillatore e qualche minuto dopo gli operatori del 118.

L’apparecchiatura è obbligatoria per legge da due anni in tutte le strutture sportive e ancora una volta ha dimostrato di essere fondamentale in casi del genere. Già ai campi di calcio della Figc di Sa Rodia era stato utilizzato il defibrillatore a giugno del 2016, quando un calciatore di un torneo amatoriale era stato colpito da arresto cardiaco. (e.carta)

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