Delitto del lago, impossibile fermare prima gli assassini
Gli inquirenti non ascoltavano più i dialoghi della microspia: la pista per cui era stata usata si era raffreddata
GHILARZA. [[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:nuoro:cronaca:1.17373339:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/nuoro/cronaca/2018/10/20/news/autopsia-sul-corpo-di-manuel-morto-per-politrauma-cranico-1.17373339]]Manuel Careddu poteva essere salvato? C’era un modo per evitare che l’omicidio si compisse? Si poteva fermare prima il piano degli assassini? La risposta è contenuta in quella microspia diventata l’elemento chiave dell’indagine conclusa a tempo di record.
Non ci fosse stata, i carabinieri e la procura di Oristano sarebbero arrivati comunque a scoprire che fine avesse fatto il diciottenne di Macomer e chi l’avesse ucciso. Avevano troppe indicazioni, erano già sulla pista giusta dal momento in cui hanno preso in carico l’indagine perché le indicazioni di Fabiola Balardi, la mamma di Manuel, erano state assai precise.
Ci avrebbero messo più tempo, avrebbero usato altri metodi, ma la sorte degli assassini, almeno di una parte di essi, sarebbe stata comunque segnata.
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