Monsignor Sanna lascerà a marzo
di Mario Girau
Non ci sarà una ulteriore proroga del suo incarico oltre la prossima primavera: il diritto canonico non lo consente
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ORISTANO. L’arcivescovo Ignazio Sanna concluderà il suo mandato episcopale nei primi mesi del 2019.
Il Papa un anno e mezzo fa aveva prorogato la sua permanenza alla guida della diocesi per un altro biennio. Le regole canoniche non prevedono ulteriori prolungamenti e così entro marzo, difficilmente entro il 13 febbraio festa del patrono Sant’Archelao, il palazzo episcopale avrà un nuovo inquilino.
Lo ha comunicato lo stesso arcivescovo nella sua ultima lettera pastorale, “Custodi del Mistero di Cristo”, consegnata domenica scorsa al termine del convegno ecclesiale diocesano. Una lettera chiaramente di fine mandato dove con un flashback l’arcivescovo riavvolge la pellicola dei suoi dodici anni al vertice della Chiesa arborense e rivede il cammino fatto.
Un primo bilancio. «Abbiamo vissuto momenti di collaborazione creativa, di profezia, di gioia spirituale, accanto a momenti di sofferenza, solitudine, di scoraggiamento». Per monsignor Sanna «sono stati tutti momenti di grazia». Più che abbandonarsi a un malinconico amarcord delle occasioni mancate o un revival degli anni passati, il presule anche in questo documento ha voluto ribadire motivazioni e scelte che hanno accompagnato il suo lavoro in questi ultimi anni, perchè «sono convinto che mantengono ancora tutta la loro validità».
Programmi e ragioni del suo governo diocesano Ignazio Sanna li ha sempre affidati, nel mese di settembre di ogni anno, per la festa della Madonna del Rimedio, a una lettera pastorale.
In questo flashback l’arcivescovo li ripassa tutti, perché «Proprio dalla lettura dei programmi emerge il cammino di fede e di spiritualità che abbiamo fatto – scrive il presule – impegnandoci per il rinnovamento delle coscienze, coltivando la passione per il Vangelo, affrontando le sfide del cambiamento di paradigma sociale ed ecclesiale».
Appena arrivato a Oristano l’ex decano della Lateranense indicava ai cristiani il primo obiettivo: tradurre in pratica coerente il decalogo, le «dieci parole», e poi imparare a pensare in grande, «guardare sopra il sole», per vincere la rassegnazione. Il secondo impegno: vivere una vita spirituale autentica, «a cuore aperto. Ho partecipato al dolore di molti lutti, ho visitato i malati dei nostri ospedali, ho ascoltato i numerosi problemi, ho condiviso le tante difficoltà…Ho esortato tutti a stare sempre dalla parte dell’uomo».
Le 25 opere di carità della diocesi affondano la loro origine in quella che può essere una vera e propria politica pastorale. Nell’anno sacerdotale monsignor Sanna ha chiesto a 97 preti e 24 frati di essere «testimoni credibili della radicalità evangelica», e invitato i laici a «uscire di casa, cambiare passo e mentalità, senza consumare energie nelle lamentele».
Punto fermo, diretto o indiretto di tutte le lettere pastorali, la «corresponsabilità» nella chiesa tra laici e sacerdoti. Questa corresponsabilità è stata presentata in tutti i modi teologici, sacerdozio comune dei fedeli, pari dignità perché battezzati, e organizzativi: unità pastorali, maturità del laicato, valore e preparazione de catechisti, parrocchia come “chiesa tra la gente”. Sanna ricorda l’anzianità del clero, con una età media di 55,8 anni (9 preti over 90 anni, 12 oltre 80, 11 hanno superato 75 anni, solo 14 under 40) e la scarsità di sacerdoti: 20 sacerdoti parroci di due parrocchie, uno addirittura di tre. Un motivo in più per rafforzare la corresponsabilità nella chiesa, anche in quella oristanese.
«A conclusione di questa lettera di “fine corsa”, sento il dovere di invocare benevolenza e comprensione, se, in questi anni di ministero episcopale, qualche mio atto di governo ha procurato tristezza. Se questo fosse il caso, spero che la tristezza procurata sia stata secondo Dio».
Il Papa un anno e mezzo fa aveva prorogato la sua permanenza alla guida della diocesi per un altro biennio. Le regole canoniche non prevedono ulteriori prolungamenti e così entro marzo, difficilmente entro il 13 febbraio festa del patrono Sant’Archelao, il palazzo episcopale avrà un nuovo inquilino.
Lo ha comunicato lo stesso arcivescovo nella sua ultima lettera pastorale, “Custodi del Mistero di Cristo”, consegnata domenica scorsa al termine del convegno ecclesiale diocesano. Una lettera chiaramente di fine mandato dove con un flashback l’arcivescovo riavvolge la pellicola dei suoi dodici anni al vertice della Chiesa arborense e rivede il cammino fatto.
Un primo bilancio. «Abbiamo vissuto momenti di collaborazione creativa, di profezia, di gioia spirituale, accanto a momenti di sofferenza, solitudine, di scoraggiamento». Per monsignor Sanna «sono stati tutti momenti di grazia». Più che abbandonarsi a un malinconico amarcord delle occasioni mancate o un revival degli anni passati, il presule anche in questo documento ha voluto ribadire motivazioni e scelte che hanno accompagnato il suo lavoro in questi ultimi anni, perchè «sono convinto che mantengono ancora tutta la loro validità».
Programmi e ragioni del suo governo diocesano Ignazio Sanna li ha sempre affidati, nel mese di settembre di ogni anno, per la festa della Madonna del Rimedio, a una lettera pastorale.
In questo flashback l’arcivescovo li ripassa tutti, perché «Proprio dalla lettura dei programmi emerge il cammino di fede e di spiritualità che abbiamo fatto – scrive il presule – impegnandoci per il rinnovamento delle coscienze, coltivando la passione per il Vangelo, affrontando le sfide del cambiamento di paradigma sociale ed ecclesiale».
Appena arrivato a Oristano l’ex decano della Lateranense indicava ai cristiani il primo obiettivo: tradurre in pratica coerente il decalogo, le «dieci parole», e poi imparare a pensare in grande, «guardare sopra il sole», per vincere la rassegnazione. Il secondo impegno: vivere una vita spirituale autentica, «a cuore aperto. Ho partecipato al dolore di molti lutti, ho visitato i malati dei nostri ospedali, ho ascoltato i numerosi problemi, ho condiviso le tante difficoltà…Ho esortato tutti a stare sempre dalla parte dell’uomo».
Le 25 opere di carità della diocesi affondano la loro origine in quella che può essere una vera e propria politica pastorale. Nell’anno sacerdotale monsignor Sanna ha chiesto a 97 preti e 24 frati di essere «testimoni credibili della radicalità evangelica», e invitato i laici a «uscire di casa, cambiare passo e mentalità, senza consumare energie nelle lamentele».
Punto fermo, diretto o indiretto di tutte le lettere pastorali, la «corresponsabilità» nella chiesa tra laici e sacerdoti. Questa corresponsabilità è stata presentata in tutti i modi teologici, sacerdozio comune dei fedeli, pari dignità perché battezzati, e organizzativi: unità pastorali, maturità del laicato, valore e preparazione de catechisti, parrocchia come “chiesa tra la gente”. Sanna ricorda l’anzianità del clero, con una età media di 55,8 anni (9 preti over 90 anni, 12 oltre 80, 11 hanno superato 75 anni, solo 14 under 40) e la scarsità di sacerdoti: 20 sacerdoti parroci di due parrocchie, uno addirittura di tre. Un motivo in più per rafforzare la corresponsabilità nella chiesa, anche in quella oristanese.
«A conclusione di questa lettera di “fine corsa”, sento il dovere di invocare benevolenza e comprensione, se, in questi anni di ministero episcopale, qualche mio atto di governo ha procurato tristezza. Se questo fosse il caso, spero che la tristezza procurata sia stata secondo Dio».
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