Radiologia, risonanza magnetica ancora ko
Al San Martino il macchinario è guasto da metà settembre. Lunghe liste d’attesa, la denuncia del Cimo
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ORISTANO. Come le peggiori previsioni lasciavano intendere, la risonanza magnetica del San Martino è ancora fuori uso. Se nel momento del guasto, il 13 settembre scorso, si era levata una fumata bianca per la fuoriuscita di elio che ne aveva determinato il blocco, c’è da dire che per ora sul ripristino si segnala solo una fumata nera.
«La risonanza è guasta, nonostante le rassicurazioni dei vertici dell’Ats-Assl», conferma Giampiero Sulis, radiologo e quindi con cognizione diretta della situazione, e segretario provinciale della Cimo, la Confederazione medici ospedalieri.
Il problema è che quel macchinario è l’unico nelle strutture pubbliche di tutta la Assl oristanese che può essere usato per quel tipo di esame diagnostico. Un bacino d’utenza di circa 150 persone ancora in attesa che venga riparata.
«Riattivare la risonanza è indispensabile. Abbiamo già lunghe liste d’attesa, e si tratta soprattutto di pazienti oncologici, senza considerare l’alto numero di anziani per i quali la risonanza è l’esame d’elezione, per le patologie correlate con l’età avanzata», continua Sulis.
Ogni giorno, venivano sottoposti alla risonanza dai 3 ai cinque pazienti esterni, per cinque giorni la settimana. Almeno 70, 80 persone non hanno potuto essere sottoposte all’esame. «Ci sono poi gli interni, per i casi più urgenti l’ospedale più vicino che dispone della risonanza come la nostra è quello di San Gavino, ma anche lì ultimamente c’erano problemi». Sul versante privato c’è un laboratorio che dispone di risonanza, ma non è esattamente lo stesso macchinario. I tecnici sono al lavoro per ripararla. Nel frattempo, si è aggravata anche la situazione del personale: dei dodici radiologi previsti, al lavoro ce ne sono solo otto. Non sono tempi buoni per la radiologia oristanese. (si.sel.)
«La risonanza è guasta, nonostante le rassicurazioni dei vertici dell’Ats-Assl», conferma Giampiero Sulis, radiologo e quindi con cognizione diretta della situazione, e segretario provinciale della Cimo, la Confederazione medici ospedalieri.
Il problema è che quel macchinario è l’unico nelle strutture pubbliche di tutta la Assl oristanese che può essere usato per quel tipo di esame diagnostico. Un bacino d’utenza di circa 150 persone ancora in attesa che venga riparata.
«Riattivare la risonanza è indispensabile. Abbiamo già lunghe liste d’attesa, e si tratta soprattutto di pazienti oncologici, senza considerare l’alto numero di anziani per i quali la risonanza è l’esame d’elezione, per le patologie correlate con l’età avanzata», continua Sulis.
Ogni giorno, venivano sottoposti alla risonanza dai 3 ai cinque pazienti esterni, per cinque giorni la settimana. Almeno 70, 80 persone non hanno potuto essere sottoposte all’esame. «Ci sono poi gli interni, per i casi più urgenti l’ospedale più vicino che dispone della risonanza come la nostra è quello di San Gavino, ma anche lì ultimamente c’erano problemi». Sul versante privato c’è un laboratorio che dispone di risonanza, ma non è esattamente lo stesso macchinario. I tecnici sono al lavoro per ripararla. Nel frattempo, si è aggravata anche la situazione del personale: dei dodici radiologi previsti, al lavoro ce ne sono solo otto. Non sono tempi buoni per la radiologia oristanese. (si.sel.)
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