oristano
cronaca

Guardie ittiche contro chi va a pesca di frodo

Is spadoneris oggi viaggiano con le barche a motore e con le reti. Decine le denunce ai carabinieri


25 maggio 2022


CABRAS. Spadoneris è un termine che per i pescatori dello stagno è altrettanto inquietante quanto quello dei cormorani. Assieme alla fauna selvatica ci sono infatti gli uomini ad attentare al reddito delle cooperative. La pesca di frodo, qua, in laguna, è un problema ancora irrisolto, con il risultato che fra fauna selvatica e ladri di pesce, chi opera nello stagno si sente letteralmente stretto fra due fuochi. Nel 2006, anno di stesura del Progetto regionale di sviluppo integrato pesca e zone umide dell’Oristanese, la cooperativa molluschicoltori, affermò che il 60 per cento del pesce dello stagno veniva sottratto dalla pesca di frodo. «In realtà oggi le cose sono cambiate – dice il presidente, Marco Manca – rispetto a quegli anni ora il fenomeno si è ridotto anche se continua ad esistere. Adesso sono diventati i cormorani i principali predatori di pesce – prosegue – ed è una leggenda metropolitana credere che nello stagno di Mistras, gli uccelli ci vengano solo a dormire. Perché prima di trasferirsi, consumano una lauta colazione, ovviamente a nostre spese. Insomma, più che il dormitorio, Mistras è il bed and breakfast dei cormorani». La pesca di frodo è un problema praticamente quotidiano. «Siamo obbligati a presidiare tutte le notti la peschiera, altrimenti sarebbe un disastro», Giuliano Cossu, presidente del Consorzio Pontis. «Spesso dobbiamo chiedere l’intervento delle guardie ittiche, che arrivano da Cagliari e vanno pagate – aggiunge – ma è un costo che dobbiamo affrontare dato che i pescatori di frodo sono sempre in agguato e negli anni, sempre più attrezzati, molto diversi de is spadoneris che conoscevano i nostri genitori e nonni. Oggi qui la pesca di frodo la praticano con le barche a motore e con le reti. Da poco ne abbiamo sequestrato tredici. E alla stazione dei Carabinieri, il fascicolo sui furti che noi denunciamo ha assunto negli anni, dimensioni impressionanti». Aggiunge Marco Manca della coop molluschicoltori che «la pesca di frodo non provoca solo i danni determinati dal prelievo illegale, perché concorre in maniera scorrettissima alla nostra economia. Noi paghiamo imposte, contributi, fatturazioni. Loro invece, non hanno alcun onere: tutto è sulle nostre spalle».(m.c.)

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