La Nuova Sardegna

Oristano

I dazi sul riso asiatico aiutano i produttori locali

di Michela Cuccu
I dazi sul riso asiatico aiutano i produttori locali

Oristanese di nuovo competitivo con le misure della Commissione europea Murru (Coldiretti): «Ora i nostri risicoltori possono riconquistare il mercato»

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ORISTANO. I risicoltori dell’Oristanese possono tirare un sospiro di sollievo: la Commissione europea ha riconosciuto il danno verso i produttori di riso italiani a causa delle importazioni dai cosiddetti Paesi meno avanzati, principalmente Cambogia e Myanmar. La Commissione ha infatti approvato una clausola di salvaguardia che, a partire dal prossimo anno, reintroduce l’applicazione dei dazi alle importazioni dai Paesi meno avanzati. Il provvedimento durerà tre anni: nel primo anno il dazio da pagare sarà di 175 euro a tonnellata, per ridursi nel secondo e terzo anno. «È una notizia positiva per tutta la risicoltura italiana e anche per quella isolana» è il commento della Coldiretti di Oristano. Le conclusioni dell’inchiesta sulle importazioni dai Pma avevano infatti accertato come, tra settembre 2017 e luglio 2018 il flusso di importazione di riso semilavorato e lavorato da questi paesi fosse pari a 333.261 tonnellate, in aumento di 16.706 tonnellate (il 5 per cento) rispetto allo stesso periodo della campagna precedente. Il mercato, sommerso da riso di qualità “indica” del sud est asiatico, ha provocato il crollo dei prezzi del riso italiano, con punte anche del 60 per cento per alcune qualità come l’Arborio. L’effetto, nelle zone di grande produzione italiane, come il Vercellese, è stata una fortissima diminuzione delle superfici destinate a risaia, dato che il riso prodotto in Italia – la prima produttrice ed esportatrice in Europa – viene scartato dalle industrie perché troppo costoso. Nel 2018, per effetto dell’invasione di riso asiatico, anche la produzione di riso da semente certificata in Sardegna è crollata: appena 800 gli ettari coltivati, rispetto ai 4mila del passato: un vero e proprio minimo storico. Fino alla cancellazione dei dazi doganali per il riso del sud est asiatico, questo settore, nel comparto agricolo sardo, era considerato un vero e proprio Eldorado. Niente problemi di mercato, niente crollo dei prezzi e soprattutto, mai scorte invendute. Insomma, produrre riso in Sardegna poteva significare reddito e occupazione assicurate. «La clausola di salvaguardia era stata sollecitata anche dai risicoltori oristanesi che, attraverso il loro rappresentate nella Coldiretti, Gianni Ferrari, sollecitarono la Commissione per una decisione in merito – spiegano presidente e vice direttore di Coldiretti Oristano, Giovanni Murru ed Emanuele Spanò –. I risicoltori oristanesi, possono riconquistare un mercato alterato e svilito dalle importazioni di riso asiatico, con i prezzi all’ origine crollati ad un livello da non coprire i costi di produzione. Ci attendiamo ora che la decisione porti ad una ripresa nel mercato».

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