Vigilante malmenato nella notte, nello stagno risale la tensione

Cabras, autori dell'aggressione sarebbero alcuni pescatori di frodo

CABRAS. Due raid dei pescatori di frodo nel giro di poche ore e in laguna la tensione risale. Il presidente del Consorzio Mar‘e pontis, Giuliano Cossu, questa volta si è rivolto al prefetto, non solo per chiedere maggior presenza delle forze dell’ordine nelle peschiere, ma anche per segnalare una situazione che «rischia - dice - di diventare ingestibile». Che gli stagni siano continuamente presi di mira da pescatori di frodo sempre più spavaldi, è un dato di fatto. L’altra notte, una guardia ittica che aveva sorpreso alcune persone intente a saccheggiare la peschiera, è stata aggredita, strattonata e malmenata da alcuni individui che dopo aver spinto violentemente il vigilante, lo hanno fatto cadere a terra. La guardia che ha dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso, ha presentato anche una denuncia contro gli ignoti aggressori.

La notte successiva i pescatori di frodo hanno invece letteralmente saccheggiato e devastato l’impianto per la pesca delle anguille, arrivando persino a strappare i bertevelli (particolari reti di cattura, simili alle nasse, che vengono fissate al fondale e lasciate per l’intera stagione della pesca) gettandoli alla rinfusa sulla riva.

«Hanno provocato un danno enorme – dice il presidente del consorzio Mar‘e Pontis, Giuliano Cossu – la devastazione all’impianto per la pesca delle anguille, nell’arco di una notte reso vano il lavoro di settimane. Adesso i pescatori dovranno rincominciare da capo, con tutte le conseguenze che comporta, compresa l’impossibilità di pescare anguille per molti giorni». La tensione fra i pescatori, che adesso saranno costretti anche a riacquistare l’attrezzatura irrimediabilmente danneggiata, è palpabile, tanto più che le razzie avvengono in una annata decisamente nera per la laguna, che ha registrato un calo della produzione pari al 70 per cento. Se poi si aggiunge che tutto ciò avviene in un periodo dell’anno particolarmente delicato, proprio in coincidenza con l’arrivo dei cormorani che a migliaia, fino alla primavera, nidificheranno nella laguna divorando tonnellate di pesce, il quadro è completo.

«Non ce la facciamo più a continuare a subire furti e devastazioni», conferma Giuliano Cossu che ora sollecita interventi di prevenzione e controlli più massicci, partendo ad esempio da una verifica presso grossisti, rivendite e ristoranti per accertare la regolarità della provenienza del prodotto messo in vendita.

«I pescatori di frodo non lavorano da soli, ma alimentano un fiorente mercato nero che danneggia irrimediabilmente chi invece, opera nel rispetto delle reegole – denuncia Cossu – spesso al corpo di vigilanza forestale abbiamo chiesto che si facessero quei controlli sulle fatturazioni dei rivenditori che permetterebbero di far emergere l’attività illegale che qui non si è mai fermata».

Un’attività che illegale che certo, è molto diversa rispetto al passato, quando a pescare di frodo erano is spadonerische nascosti fra i canneti aspettavano il momento giusto per catturare con le mani i pesci. Oggi hanno barche a motore e spavaldi, gettano le reti, per nulla scoraggiati dalla vigilanza.

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