«Aiuto, sono in Costa d’Avorio»: ma è una truffa
di Enrico Carta
Clonata la mail del sacerdote don Tonino Zedda. Inviata richiesta di 750 euro a centinaia di indirizzi
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ORISTANO. Era sull’altare a dire messa e non in Costa d’Avorio come suggeriva la mail inviata a centinaia di indirizzi, probabilmente 1.200. Il messaggio di posta elettronica spedito da un falso don Tonino Zedda, parroco di San Giuseppe, chiedeva aiuto a chi poteva darglielo essendosi ritrovato senza diponibilità economiche nel bel mezzo dell’Africa e dovendo ancora far fronte al pagamento del viaggio di ritorno.
La supplica elettronica del religioso, o meglio di chi ne aveva rubato l’identità informatica, non ha però convinto tutti e così sono iniziate le telefonate per chiedere chiarimenti. Dapprima l’incredulo don Tonino ha spiegato che non c’entrava alcunché con quel messaggio e con la richiesta di aiuto, ma una volta che ha capito che a ricevere l’e mail erano stati tutti i suoi contatti, ha scelto la strada più sicura della denuncia. Si è così presentato agli uffici della polizia postale e ha spiegato di essere stato vittima di un ennesimo caso di furto di dati informatici. Non si tratta infatti di un caso isolato, ma di un tipo di reato che si perpetua costantemente e che in qualche caso frutta anche dei soldi.
Nella mail in cui il falso don Tonino chiedeva i soldi per fare rientro dalla Costa d’Avorio alla sua amata Sardegna, la cifra indicata era di 750 euro. Mica spiccioli. Ad ogni modo, visto l’altissimo numero di chiamate che il parroco di San Giuseppe lavoratore ha ricevuto al suo vero numero di telefono e in cui chiariva la sua posizione geografica ben lontana dal Paese africano, nessuno dovrebbe aver tramutato le sue buone intenzioni in un gesto concreto. In questo caso prima di donare ciecamente, in tanti si sono accertati della reale difficoltà del bisognoso richiedente. Fiutato l’inganno, non si sono tuffati in mano ai truffatori a cui ora si cerca di dare un nome.
La supplica elettronica del religioso, o meglio di chi ne aveva rubato l’identità informatica, non ha però convinto tutti e così sono iniziate le telefonate per chiedere chiarimenti. Dapprima l’incredulo don Tonino ha spiegato che non c’entrava alcunché con quel messaggio e con la richiesta di aiuto, ma una volta che ha capito che a ricevere l’e mail erano stati tutti i suoi contatti, ha scelto la strada più sicura della denuncia. Si è così presentato agli uffici della polizia postale e ha spiegato di essere stato vittima di un ennesimo caso di furto di dati informatici. Non si tratta infatti di un caso isolato, ma di un tipo di reato che si perpetua costantemente e che in qualche caso frutta anche dei soldi.
Nella mail in cui il falso don Tonino chiedeva i soldi per fare rientro dalla Costa d’Avorio alla sua amata Sardegna, la cifra indicata era di 750 euro. Mica spiccioli. Ad ogni modo, visto l’altissimo numero di chiamate che il parroco di San Giuseppe lavoratore ha ricevuto al suo vero numero di telefono e in cui chiariva la sua posizione geografica ben lontana dal Paese africano, nessuno dovrebbe aver tramutato le sue buone intenzioni in un gesto concreto. In questo caso prima di donare ciecamente, in tanti si sono accertati della reale difficoltà del bisognoso richiedente. Fiutato l’inganno, non si sono tuffati in mano ai truffatori a cui ora si cerca di dare un nome.
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