La Nuova Sardegna

Oristano

La famiglia allargata della mensa della Carità

di Simonetta Selloni ; w; C’è il panificio che regala 14 ceste di pane, due volte la settimana; e poi pasticcerie e bar che regalano tutte le paste che avanzano e che non si possono lasciare sul bancone. Frutta e verdura, carne, fette biscottate; «ieri una teglia di gamberoni». Arriva di tutto e si mette di tutto a disposizione, alla Mensa del povero gestita dalle suore Giuseppine. Non si fermano mai, figuriamoci a Natale (se ne parla nell’articolo sopra): ma sembra di capire che a non fermarsi è la generosità. «Siamo come un fiume, acqua che scorre, entra e esce», sorride, suor Gabriella, 25 anni di carità declinata cristianamente e umanamente a una mensa dove siedono i «fratelli che non hanno casa, quelli che ce l’hanno ma non hanno altro, i fratelli neri», un universo dove l’unico colore che conta è il non colore della solidarietà. Il giorno di Natale, non è mancato l’antipasto, e per finire il panettone e lo spumante, eccezione alla regola ma per il 25 dicembre si può fare; erano in venti a tavola e poi ovviamente ci sono stati i pasti caldi, altrettanti, portati a domicilio. Nei giorni precedenti il Natale, sono stati distribuiti 105 pacchi. Il prodotto più richiesto, manco a dirlo, è il pane: «Ce lo chiedono anche da congelare, lo diamo». Anche il latte e lo zucchero, vanno via veloci. Alla mensa della Carità arrivano anche i pasti ai quali rinunciano i detenuti di Massama che fanno lo sciopero del vitto fornito dal carcere. I volontari accolgono tutto, e ci mancherebbe. Accanto al pasto caldo garantito da questa famiglia allargata, c’è anche il servizio docce. Un ulteriore aiuto per chi è in difficoltà, in un sistema dove «Non è che noi possiamo risolvere tutti i problemi, ma devo dire che se riusciamo ad aiutare è perché ci aiutano», conclude suor Gabriella, motore di un sistema dove il sorriso ha annullato la gerarchia della disperazione.
La famiglia allargata della mensa della Carità

Gestita dalle suore Giuseppine, una ventina di ospiti fissi a pranzo e altrettanti pasti caldi a domicilio

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ORISTANO. C’è il panificio che regala 14 ceste di pane, due volte la settimana; e poi pasticcerie e bar che regalano tutte le paste che avanzano e che non si possono lasciare sul bancone. Frutta e verdura, carne, fette biscottate; «ieri una teglia di gamberoni». Arriva di tutto e si mette di tutto a disposizione, alla Mensa del povero gestita dalle suore Giuseppine. Non si fermano mai, figuriamoci a Natale (se ne parla nell’articolo sopra): ma sembra di capire che a non fermarsi è la generosità. «Siamo come un fiume, acqua che scorre, entra e esce», sorride, suor Gabriella, 25 anni di carità declinata cristianamente e umanamente a una mensa dove siedono i «fratelli che non hanno casa, quelli che ce l’hanno ma non hanno altro, i fratelli neri», un universo dove l’unico colore che conta è il non colore della solidarietà.

Il giorno di Natale, non è mancato l’antipasto, e per finire il panettone e lo spumante, eccezione alla regola ma per il 25 dicembre si può fare; erano in venti a tavola e poi ovviamente ci sono stati i pasti caldi, altrettanti, portati a domicilio. Nei giorni precedenti il Natale, sono stati distribuiti 105 pacchi. Il prodotto più richiesto, manco a dirlo, è il pane: «Ce lo chiedono anche da congelare, lo diamo». Anche il latte e lo zucchero, vanno via veloci.

Alla mensa della Carità arrivano anche i pasti ai quali rinunciano i detenuti di Massama che fanno lo sciopero del vitto fornito dal carcere. I volontari accolgono tutto, e ci mancherebbe.

Accanto al pasto caldo garantito da questa famiglia allargata, c’è anche il servizio docce. Un ulteriore aiuto per chi è in difficoltà, in un sistema dove «Non è che noi possiamo risolvere tutti i problemi, ma devo dire che se riusciamo ad aiutare è perché ci aiutano», conclude suor Gabriella, motore di un sistema dove il sorriso ha annullato la gerarchia della disperazione.

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