Rimborsi al consigliere di Samugheo, il giudice cambia l’imputazione
Michela Cuccu
L’ex politico dovrà rispondere di percezione indebita di denaro e non più di truffa
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ORISTANO. Nuovi giudici e un capo di imputazione diverso per Mario Olla, l’ex consigliere provinciale di Forza Italia, finito sotto processo con l’accusa di aver percepito rimborsi spese viaggio che non gli sarebbero spettati. Ieri mattina, infatti, l’ex politico di Samugheo è comparso di fronte ai giudici del collegio (presidente Carla Altieri, a latere, Elisa Marras e Marco Mascia) per rispondere dell’accusa di indebita percezione di somme e non più di truffa, imputazione per la quale fino al 24 febbraio di quest’anno era stato processato davanti al giudice monocratico Federica Fulgheri. In quella data, al termine della discussione che si era conclusa con la richiesta del pubblico ministero Andrea Chelo di una condanna a un anno e otto mesi di carcere e il pagamento di 600 euro di multa (i legali della difesa, Piero Franceschi e Massimo Ledda ne avevano sollecitato l’assoluzione), il giudice aveva modificato il capo di imputazione che, seppur di minore entità rispetto alla truffa, va affrontato dal collegio.
Così ieri mattina c’è stata la nuova discussione con il pm che ha ridotto le richieste ad un anno e un mese di reclusione. La difesa ha invece confermato la richiesta di assoluzione. La sentenza si conoscerà invece solo il 14 novembre prossimo. Mario Olla nel frattempo ha già risarcito la Provincia: la Corte dei Conti, con una sentenza confermata anche in appello, lo aveva condannato a rimborsare 19050 euro di rimborsi chilometrici non dovuti dei 36mila e 649 che invece gli venivano contestati. Un’indagine del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, durante una serie di pedinamenti, aveva stabilito che Mario Olla non risiedesse a Samugheo, bensì a Oristano assieme alla famiglia. Alla Provincia aveva dichiarato quale residenza quella del suo paese natale, motivo per cui continuava a chiedere i rimborsi come se vi avesse abitato. Questo gli era valso l'accusa di peculato e, in più, l'indagine penale ha avuto il doppio effetto di far avviare anche il procedimento di fronte alla magistratura contabile sui rimborsi che andavano dall'ottobre del 2008 al dicembre del 2013, momento in cui si era conclusa la sua attività politica. In primo grado, la Corte dei Conti aveva accolto le argomentazioni della difesa, avvocato Piero Franceschi, quasi dimezzando la somma oltre 36mila euro inizialmente contestata. Alcune delle cifre indicate nelle richieste di rimborso spettavano effettivamente all'ex consigliere che nelle date indicate aveva svolto missioni fuori sede per la Provincia o era arrivato in città dopo aver percorso chilometri con la sua auto. Il risarcimento era stato però ritenuto obbligatorio nonostante il tentativo di difesa che aveva chiesto che i due procedimenti non viaggiassero parallelamente, sostenendo che si dovesse attendere la sentenza del processo penale. Sentenza che arriverà a novembre. Troppo tardi, nel caso di un’assoluzione, per chiedere eventualmente la restituzione delle somme già versate.
Così ieri mattina c’è stata la nuova discussione con il pm che ha ridotto le richieste ad un anno e un mese di reclusione. La difesa ha invece confermato la richiesta di assoluzione. La sentenza si conoscerà invece solo il 14 novembre prossimo. Mario Olla nel frattempo ha già risarcito la Provincia: la Corte dei Conti, con una sentenza confermata anche in appello, lo aveva condannato a rimborsare 19050 euro di rimborsi chilometrici non dovuti dei 36mila e 649 che invece gli venivano contestati. Un’indagine del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, durante una serie di pedinamenti, aveva stabilito che Mario Olla non risiedesse a Samugheo, bensì a Oristano assieme alla famiglia. Alla Provincia aveva dichiarato quale residenza quella del suo paese natale, motivo per cui continuava a chiedere i rimborsi come se vi avesse abitato. Questo gli era valso l'accusa di peculato e, in più, l'indagine penale ha avuto il doppio effetto di far avviare anche il procedimento di fronte alla magistratura contabile sui rimborsi che andavano dall'ottobre del 2008 al dicembre del 2013, momento in cui si era conclusa la sua attività politica. In primo grado, la Corte dei Conti aveva accolto le argomentazioni della difesa, avvocato Piero Franceschi, quasi dimezzando la somma oltre 36mila euro inizialmente contestata. Alcune delle cifre indicate nelle richieste di rimborso spettavano effettivamente all'ex consigliere che nelle date indicate aveva svolto missioni fuori sede per la Provincia o era arrivato in città dopo aver percorso chilometri con la sua auto. Il risarcimento era stato però ritenuto obbligatorio nonostante il tentativo di difesa che aveva chiesto che i due procedimenti non viaggiassero parallelamente, sostenendo che si dovesse attendere la sentenza del processo penale. Sentenza che arriverà a novembre. Troppo tardi, nel caso di un’assoluzione, per chiedere eventualmente la restituzione delle somme già versate.
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