Carabinieri infedeli, condanna anche in appello
di Enrico Carta
Mogoro, si conclude il secondo grado per due militari della Compagnia Tra le accuse la falsificazione di verbali per incastrare persone innocenti
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MOGORO. C’è una prescrizione in più, arriva anche il riconoscimento delle attenuanti generiche per uno dei due imputati e quindi la diminuzione della pena. Quel che invece non cambia è la parola condanna pronunciata, come in primo grado, anche dai giudici della Corte d’appello di Cagliari che davanti a sé avevano due degli imputati del filone d’inchiesta che riguardava il comportamento di un gruppo di carabinieri in servizio sino a qualche anno fa alla Compagnia di Mogoro. Nel 2012 erano scattate addirittura le manette, poi tramutate in domiciliari e ad arrestare alcuni militari erano stati proprio i loro colleghi del comando provinciale.
Definite altre posizioni processuali da tempo, tra cui quella dell’ex comandante della stessa Compagnia René Biancheri che aveva patteggiato prima di essere riammesso in servizio ed essere trasferito a Firenze, restano ancora in bilico quelle del maresciallo Mario Arnò e dell’appuntato Massimiliano Mazzotta, difesi rispettivamente dagli avvocati Veronica Bongiovanni e Franco Villa. Da ieri manca solamente l’ultimo giudizio, quello della Cassazione. I giudici della Corte d’appello hanno infatti pronunciato la loro sentenza e hanno ridotto la pena per Massimiliano Mazzotta per via della prescrizione che ha cancellato un capo d’imputazione e riconoscendo le attenuanti generiche ha portato la pena complessiva a tre anni e cinque mesi.
Nessuno sconto invece per il collega Mario Arnò che va ad aggiungere al fardello di un precedente patteggiamento a due anni anche la condanna a un anno e nove mesi, pena che in parte ha già scontato tra domiciliari e affidamento in prova. Le contestazioni erano svariate e riguardavano in particolare la falsificazione di verbali che servivano così a fabbricare le prove per incastrare persone che poi si ritrovavano sotto processo o magari con una condanna alle spalle attraverso prove fabbricate ad arte. Molti dei capi d’imputazione erano già caduti in primo grado, ma erano rimasti in piedi quelli di calunnia, falso e minacce per commettere un reato che costeranno ai due imputati anche il risarcimento alle parti civili rappresentate dagli avvocati Rossella Oppo e Rita Chiara Furneri. Quali parti offese c’erano infatti alcune persone che si erano ritrovate tempo addietro sul banco degli imputati, in particolare per reati di droga, salvo poi scoprire che erano stati vittime di una trama che, stando alle accuse confermate ora dalla sentenza, sarebbe stata ordita dai carabinieri infedeli che così si sarebbero messi in mostra, risultando quanto mai efficaci nel loro lavoro. A loro ora resta la Cassazione.
Definite altre posizioni processuali da tempo, tra cui quella dell’ex comandante della stessa Compagnia René Biancheri che aveva patteggiato prima di essere riammesso in servizio ed essere trasferito a Firenze, restano ancora in bilico quelle del maresciallo Mario Arnò e dell’appuntato Massimiliano Mazzotta, difesi rispettivamente dagli avvocati Veronica Bongiovanni e Franco Villa. Da ieri manca solamente l’ultimo giudizio, quello della Cassazione. I giudici della Corte d’appello hanno infatti pronunciato la loro sentenza e hanno ridotto la pena per Massimiliano Mazzotta per via della prescrizione che ha cancellato un capo d’imputazione e riconoscendo le attenuanti generiche ha portato la pena complessiva a tre anni e cinque mesi.
Nessuno sconto invece per il collega Mario Arnò che va ad aggiungere al fardello di un precedente patteggiamento a due anni anche la condanna a un anno e nove mesi, pena che in parte ha già scontato tra domiciliari e affidamento in prova. Le contestazioni erano svariate e riguardavano in particolare la falsificazione di verbali che servivano così a fabbricare le prove per incastrare persone che poi si ritrovavano sotto processo o magari con una condanna alle spalle attraverso prove fabbricate ad arte. Molti dei capi d’imputazione erano già caduti in primo grado, ma erano rimasti in piedi quelli di calunnia, falso e minacce per commettere un reato che costeranno ai due imputati anche il risarcimento alle parti civili rappresentate dagli avvocati Rossella Oppo e Rita Chiara Furneri. Quali parti offese c’erano infatti alcune persone che si erano ritrovate tempo addietro sul banco degli imputati, in particolare per reati di droga, salvo poi scoprire che erano stati vittime di una trama che, stando alle accuse confermate ora dalla sentenza, sarebbe stata ordita dai carabinieri infedeli che così si sarebbero messi in mostra, risultando quanto mai efficaci nel loro lavoro. A loro ora resta la Cassazione.
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