Niente cane guida nel ristorante

Non vedente costretto a cambiare locale dopo che il titolare non ha consentito l’accesso all’animale

ORISTANO. In ristorante entra il padrone, ma non il cane. Il problema è che gli occhi di Vita, così si chiama l’animale, sono anche quelli di Martino Pianti, non vedente di 52 anni di Terralba che ha bisogno di avere a fianco a sé il suo cane guida. Vita è il suo navigatore satellitare in terra oscura, eppure, al momento di varcare la soglia del locale, il proprietario del ristorante di Sardara in cui Martino Pianti, la moglie e la figlia di undici anni dovevano passare alcune ore, è stato chiaro e irremovibile: «Lei entra, l’animale no».

«Potrebbe dare fastidio agli altri clienti», «Possono insorgere problemi igienici», «Potrebbero esserci persone allergiche al pelo del cane», «Posso preparare un tavolo da cui vedete il cane che però deve rimanere fuori». Sono le spiegazioni che il ristoratore ha dato per giustificare il suo diniego e in seguito alle quali Martino Pianti, dopo avergli ricordato che qualsiasi esercizio commerciale è obbligato per legge a consentire l’accesso col cane guida alle persone non vedenti, ha girato le spalle e si è diretto verso un altro ristorante, dove l’accoglienza è stata ben diversa.

Poteva chiamare la polizia locale, far multare il ristoratore e ottenere ragione, ha invece preferito sorvolare come ha già fatto tante altre volte visto che la cecità l’ha colpito da bambino per via del peggioramento di un glaucoma. Trascorso il week end di festa, ha però segnalato il caso alla sezione oristanese dell’Unione Ciechi e quindi ha reso pubblico l’episodio: «Mi è capitato tantissime volte in passato. Succede nei negozi, nei centri commerciali, nei ristoranti. Sono stato ancora una volta discriminato e ciò è accaduto di fronte ad altre persone e di fronte a mia moglie e mia figlia di undici anni, ma quello che mi interessa è portare all’attenzione di tutti la frequenza con cui, casi come questo, si verificano. Da cinque anni, Vita mi accompagna nelle attività di tutti i giorni e, dopo l’episodio di Sardara, è stato invece accolto come fosse un commensale nel ristorante di Sanluri».

Questo accade nel 2019, a 45 anni dall’istituzione della legge che così recita in uno stranamente lineare e più che comprensibile linguaggio burocratico: «Il privo di vista ha diritto di farsi accompagnare dal proprio cane guida nei suoi viaggi su ogni mezzo di trasporto pubblico senza dover pagare per l’animale alcun biglietto o sovrattassa. Al privo della vista è riconosciuto altresì il diritto di accedere agli esercizi aperti al pubblico con il proprio cane guida».

Se ciò non bastasse, il valore di questa legge è stato ribadito e ulteriormente chiarito con altri provvedimenti ovvero le leggi le leggi 376 del 1988 e 60 del 2006. L’episodio, ultimo di una serie che si spera abbia un termine, ha anche suscitato la reazione di Aldo Zaru, presidente della sezione territoriale dell’Unione ciechi: «Oltre a esprimere la solidarietà di tutta l’associazione, ribadiamo che le leggi italiane, in proposito molto chiare, devono essere rispettate da tutti. L’Uici di Oristano intende attivare azioni nelle sedi opportune e a questo scopo è importante farci conoscere ogni episodio discriminatorio come questo qui descritto».

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