Impianto rifiuti e miasmi, la pace è ancora rinviata

Nuove accuse del comitato delle borgate di Sant’Anna, Masongiu e Is Bangius: «I rilievi scientifici confermano che la puzza arriva dalla struttura del Consorzio»

ARBOREA. Neanche i responsi ineluttabili della scienza placano le polemiche. Anzi per gli abitanti delle borgate di Sant’Anna, Masongiu e Is Bangius ora c’è la prova inconfutabile che i cattivi odori arrivano proprio dall’impianto per il trattamento dei rifiuti di Masangionis. La pistola fumante è la campagna di rilevamento odori condotta ad agosto dall’Istituto Mach di Trento, su incarico del Consorzio industriale, dai quali «risulta evidente che i cattivi odori percepiti e più volte segnalati dagli abitanti dei centri abitati limitrofi provengono, senza alcun dubbio, dall’impianto di trattamento». Lo sosteiene Fabrizio Feltri, presidente del Comitato per la qualità della vita nelle borgate. «Il disagio causato dai miasmi era giunto a un livello insopportabile – racconta Feltri –. Il Consorzio, dopo sette anni di smentite sulla sussistenza e responsabilità delle emissioni fuoriuscenti dall’impianto di Is Masangionis, si deve arrendere all’evidenza dei dati».

Il rapporto identifica il fronte della discarica del secco non riciclabile come responsabile per il 29% delle emissioni, il biogas che ne fuoriesce per il 41% e il compost che viene abbancato all’esterno e ricavato dai rifiuti umidi per il 24%. Tuttavia il Comitato solleva qualche perplessità sulla metodologia di rilevamento, che non avrebbe tenuto conto dell’effetto del vento. Risulta invece che su un totale di 824 ore, per 249 ore cioè il 30% del tempo, il vento abbia soffiato da Nordovest con intensità media di 9 chilometri orari e per 158 ore cioè il 19% del tempo da ovest mediamente a 11,2 chilometri, con la conseguenza che il naso elettronico usato per le rilevazioni è risultato sopravvento rispetto all’impianto per quasi la metà del tempo. Secondo il comitato se tali effetti fossero stati considerati, avrebbero probabilmente portato a una lettura diversa dei risultati.

«Il Consorzio, invece di spendere 57mila euro per l’affitto di un solo mese del naso elettronico avrebbe potuto acquistarne uno del costo di 10mila euro su internet e monitorare diacronicamente ed estensivamente un fenomeno per sua natura di intensità variabile, che perdura 365 giorni l’anno – dice Fabrizio Feltri – È palese che, se anche solo il 6,3% dei miasmi dovesse costituire l’aliquota che investe l’abitato e il territorio circostante per l’intero corso dell’anno si rientrerebbe comunque nell’ambito della violazione della norma sull’inquinamento ambientale». Nel frattempo il Comitato si è rivolto a Legambiente, coordinatore del processo partecipato per la decisione di installare un digestore, dando la disponibilità ad un confronto lungo l’iter autorizzativo che l’impianto dovrà seguire.

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