Baradili, 78 abitanti in tutto, ha la sua ambasciatrice di comunità

Per la prima volta in Sardegna un Comune avvia un inedito progetto per la qualità della vita

BARADILI. Quando c’è un progetto nuovo che interessa il paese, gira casa per casa e lo illustra agli abitanti, raccoglie pareri, critiche e suggerimenti. Ascolta insomma i suoi compaesani che le raccontano la loro idea su come migliorare la vita in un piccolo borgo dell’Alta Marmilla e fare in modo di non far andar via le persone o, magari convincerne altre a tornarci. Anna Cabras, 21 anni, studentessa universitaria, è infatti la prima “ambasciatrice di comunità” a rivestire questo ruolo in Sardegna. Tutto nasce da un accordo di sviluppo stretto tra il Comune di Baradili e la società benefit Nabui. Ne è scaturito un progetto inedito di ricerca che sperimenta e promuove a livello nazionale un nuovo profilo professionale per rilanciare i paesi a rischio demografico.

Anna Cabras, come ambasciatrice di comunità, a Baradili ha una missione: ritessere relazioni e far condividere obiettivi comuni tra i compaesani. Con il supporto della società Nabui, è stato organizzato un percorso personalizzato che prevede esperienza sul campo e sviluppo di nuove forme di collaborazione e apprendimento. Un primo gruppo, composto da giovani, sta già partecipando agli incontri motivazionali. Il progetto è ambizioso: attraverso il coinvolgimento diretto dell’intera comunità, in tutto 78 abitanti, si punta a posizionare Baradili come borgo dedito al buon vivere, meta per persone che vivono non lontane e anche per viaggiatori interessati a un turismo di comunità.

Il sindaco Lino Zedda spiega: «Con la sua immersione nella natura, un naturale modello di slow living e la propensione, connaturata al luogo, al consumo di prodotti a chilometro zero, Baradili è già un modello del buon vivere. Vogliamo rendere la comunità consapevole e protagonista delle grandi potenzialità del nostro territorio». E aggiunge: «Siamo certi che la trasformazione debba partire dai giovani, gli unici che possono dare vita alle future imprese del territorio. Per noi lo spopolamento si combatte anche con le opportunità di lavoro connesse alle peculiarità del luogo».

Il processo messo a punto da Nabui dovrà stimolare la coesione sociale e la collaborazione tra gli abitanti, valorizzare il paese come meta turistica, creare opportunità di lavoro che arriveranno anche dai progetti che il Comune ha in cantiere e in particolare l’apertura del nuovo centro benessere. «Lavorare nel paese più piccolo della Sardegna per noi è un privilegio – spiega Tomaso Ledda, cofondatore di Nabui –. Il nostro obiettivo è quello di dare voce alla comunità per creare insieme qualcosa di straordinario».

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