Sud del Libano sotto le bombe: la Brigata Sassari da oggi al comando della missione di pace delle Nazioni Unite
I Dimonios sono subentrati agli alpini della Taurinense
Sassari La Brigata "Sassari" ha assunto oggi, 4 marzo, il comando dell’operazione “Leonte” nell'ambito della missione Unifil, la Forza delle Nazioni Unite schierata nel sud del Libano. La missione ha il compito di vigilare sull’attuazione della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, approvata l’11 agosto 2006 al termine del conflitto tra Israele e Hezbollah, con l’obiettivo di contribuire alla stabilità dell’area e alla sicurezza delle comunità locali.
A guidare il contingente di circa 2.800 caschi blu (di cui 1.000 militari italiani e oltre 500 appartenenti alla Brigata "Sassari") è il comandante dei "Dimonios”, il generale di brigata Andrea Fraticelli. Il mandato dei “Dimonios” inizia in un momento di tensione crescente lungo il confine israelo-palestinese, dove si intensificano le operazioni militari e gli scambi di fuoco tra le milizie di Hezbollah e le Forze di difesa israeliane, ragione per la quale Unifil ha chiesto al personale non essenziale di evacuare le sue posizioni nel sud del Paese.
All’alba di ieri, infatti, lungo la fragile linea di demarcazione tra Libano e Israele, la tensione è tornata a farsi sentire. I peacekeeper di Unifil hanno osservato soldati delle Israel Defense Forces (IDF) attraversare il confine in direzione di alcune località del sud del Libano — Markaba, Al Adeisse, Kfar Kela e Ramyah — prima di rientrare a sud della Linea Blu, la linea di separazione tracciata dalle Nazioni Unite. L’episodio si inserisce in un quadro già fortemente deteriorato.
Dalla fine dell’ultimo conflitto e dall’intesa sulla cessazione delle ostilità, l’IDF mantiene cinque postazioni e due “zone cuscinetto” all’interno del territorio libanese, una presenza che Unifil considera in violazione della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza. Nelle ultime 48 ore la situazione è ulteriormente precipitata: decine di razzi e missili sono stati lanciati verso Israele e rivendicati da Hezbollah, mentre i caschi blu hanno registrato diversi attacchi aerei, centinaia di episodi di fuoco attraverso la Linea Blu e ben 84 violazioni dello spazio aereo.
Una sequenza di eventi che, secondo la missione Onu, rappresenta una serie di gravi violazioni della risoluzione 1701 e un serio rischio di escalation incontrollata. Nonostante le condizioni estremamente difficili sul terreno, Unifil - che ha chiesto al personale non essenziale di evacuare le sue posizioni nel sud del Paese - continua a svolgere il proprio mandato, mantenendo un contatto costante con le parti libanese e israeliana e con il Meccanismo tripartito per favorire la de-escalation.
I peacekeeper proseguono pattugliamenti e attività operative quotidiane, mentre riferiscono regolarmente gli sviluppi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Sul campo, la presenza dei caschi blu resta un elemento chiave per contenere le tensioni e sostenere la stabilità. Attraverso il dialogo con le comunità locali e il coordinamento con i partner istituzionali, la missione ribadisce il proprio impegno a favore della sicurezza e dell’estensione dell’autorità dello Stato libanese nel sud del Paese. In una regione dove ogni incidente può trasformarsi in una crisi più ampia, la Linea Blu si conferma ancora una volta uno dei punti più delicati del Medio Oriente. E mentre gli scambi di fuoco si moltiplicano, la comunità internazionale guarda con crescente preoccupazione a un equilibrio che appare sempre più fragile.
