Scomparso da giorni, mistero fitto e tanti dubbi

Asuni, i familiari di Vittorio Maullu si rivolgono all’associazione Penelope Chiedono nuove ricerche: «Non è un allontanamento volontario o un incidente»

ASUNI. Non ci credono. Per loro non è vero che Vittorio Maullu, l’agente di polizia penitenziaria scomparso il 16 dicembre, si sia allontanato volontariamente o che possa essere stato vittima di un incidente. Vedono del marcio in questa vicenda e il passare dei giorni non fa che accrescere la loro preoccupazione. I familiari del 58enne si sono quindi rivolti all’associazione Penelope che si occupa della ricerca di persone scomparse e hanno affidato all’avvocato Gian Francesco Piscitelli l’incarico di tutelarli.

I giorni che passano non hanno dissipato i loro dubbi. Anzi, più pensano alle ultime ore del loro familiare e al tenore degli ultimi contatti, più c’è spazio per ipotizzare che quella dell’incidente o dell’allontanamento volontario non siano verosimili. La prima cosa è che il corpo non si trova ed è proprio questo aspetto che lascia maggiormente nell’incertezza. Nei giorni successivi alla scomparsa, un’unità operativa guidata dal prefetto Gennaro Capo aveva battuto centinaia di ettari di territorio nelle campagne attorno ad Asuni, ma le ricerche non avevano avuto l’esito sperato. Di Vittorio Maullu vivo non c’era traccia. Il fatto è che nemmeno un corpo, eventualmente privo di vita, è stato recuperato e ciò lascia aperta ogni pista.

Ci sono però motivi ben più validi per cui i familiari hanno fatto il passo di rivolgersi all’avvocato Piscitelli. Per prima cosa è stato ricostruito il quadro dei rapporti personali che non erano dei migliori con la moglie, nonostante i due coniugi mantenessero un rapporto comunque civile. «Vittorio Maullu era una persona molto riservata che non raccontava mai le proprie questioni personali o di lavoro – spiega l’avvocato Piscitelli –. Ci sono state però alcune frasi dette ai figli ultimamente che danno da pensare e che porteremo all’attenzione della procura». Avrebbe infatti detto loro di stare attenti quando uscivano e di verificare se fossero seguiti da qualche persona. Allo stesso tempo lui usciva sempre armato, con la pistola che teneva con sé per motivi di difesa. Ce l’aveva anche il giorno in cui è sparito dopo essere andato via da casa dell’anziana madre di cui era il tutore, ad Asuni. È allora che ha mandato un messaggio ai cellulari di figli e moglie con una sola parola: «Ciao». Poi il silenzio, le telefonate a vuoto così come le ricerche, mentre ombre scurissime si affacciano sulla vicenda. Come quella di un processo che recentemente l’ha visto coinvolto, come parte offesa, per degli attriti con un detenuto che si trovava in carcere a Buoncammino quando Vittorio Maullu ancora lavorava lì. La paura – per che cosa? – gli si leggeva nel volto, la si sentiva nelle frasi, la si intuiva negli atteggiamenti sempre più incomprensibili e preoccupati.

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