La Nuova Sardegna

Oristano

Stop a quasi vent’anni di soprusi

di Michela Cuccu
Stop a quasi vent’anni di soprusi

La polizia allontana da casa un 56enne accusato di sistematiche aggressioni a moglie e figlia

2 MINUTI DI LETTURA





ORISTANO. Per impedirle di uscire, chiudeva il portone di casa con una catena. In paese probabilmente tanti sapevano della disperata condizione di una donna e di loro figlia, picchiate, minacciate di morte e insultate dal convivente di lei che, temendo potessero fuggire, non esitava a sequestrale in casa. Quasi venti anni di inferno cui hanno messo fine alla vigilia di capodanno gli agenti della questura di Oristano che sono arrivati nella casa-prigione per comunicare ad un uomo di 56 anni, residente in un comune dell’Oristanese, una serie di provvedimenti emessi nei suoi confronti dalla procura della Repubblica, fra cui l’allontanamento della casa familiare. Ora l’uomo, accusato di maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona nei confronti della convivente e della figlia minore della coppia è a disposizione del magistrato che sta conducendo le indagini. È a piede libero ma non potrà più ritornare al paese di residenza e soprattutto, gli è stato vietato di avvicinarsi alla compagna e alla figlia: in caso contrario, finirebbe in carcere.

Sono stati gli investigatori della seconda sezione della squadra mobile, a scoprire che da tanto tempo una donna e la figlia subivano vessazioni e violente, praticamente quotidiane. Dalle poche notizie trapelate, data la delicatezza della vicenda, dall’inchiesta è emerso un quadro sconvolgente. Dopo qualche tempo dall’inizio della relazione, da compagno affettuoso, del quale la donna si era innamorata, tanto da dargli una figlia, lui, si era rivelato invece un vero aguzzino. Un compagno-padrone, che spesso ubriaco, la minacciava, la picchiava senza un motivo apparente. Violenze che tante volte erano avvenute davanti alla loro figlia che, anche lei vittima, non poteva far nulla per porre fine a tutto questo. Anche la ragazzina, infatti, finiva rinchiusa in casa da quell’uomo che, prima di uscire, assicurava il portone con una pesante catena chiusa da un lucchetto. Ma non bastava. Per renderla ancora di più incapace di reagire, minacciava la donna che l’avrebbe uccisa, se avesse parlato e lei, umiliata, avvilita, picchiata così pesantemente, tanto da riportava lesioni, terrorizzata, non aveva mai osato denunciare il suo aguzzino, nemmeno quando i lividi erano visibili. Poi, presa dalla disperazione, la donna ha deciso di porre fine a tutto questo e si è rivolta al Centro antiviolenza Donna Eleonora di Oristano. Adesso lei e la figlia non corrono più pericolo. È questo il cinquantanovesimo caso di violenza ai danni di donne trattato dalla squadra mobile della Questura nel solo 2019 e son ben 16 gli uomini sottoposti a misure cautelari in carcere, in casa di cura, agli arresti domiciliari o allontanati dalla casa familiare, su disposizione dall’Autorità giudiziaria ed eseguite dalla polizia di Stato per il reato di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative