Usi civici anno zero, lo stop alla Regione blocca il Comune

L’intervento della Corte costituzionale ha fermato l’iter Tantissimi i terreni su cui continua a gravare il vincolo

ORISTANO. Per quanto riguarda gli usi civici Oristano uno dei comuni con la situazione più problematica in Sardegna: sono centinaia le famiglie che sono proprietarie di un immobile costruito su terreni gravati da diritti di uso civico. Si tratta di ciò che rimane delle vecchie consuetudini che sottraevano le terre al controllo dei feudatari, assegnandone alle comunità l’uso per varie ragioni, dalla raccolta di legna al pascolo. Certo, le cose sono cambiate nel corso dei secoli, ma l’orientamento generale della giurisprudenza italiana è che quei diritti si sono rinnovati e ora significano soprattutto l’esistenza di un vincolo alla conservazione del patrimonio ambientale.

Qual è l’aspetto problematico della vicenda? Che di questi usi civici, nel corso dei secoli, ci si è spesso e volentieri dimenticati: così – si parla soprattutto a Torregrande e nelle frazioni, ma in misura minore anche a Oristano – ci si è costruito sopra e ora i proprietari di quelle case si ritrovano impossibilitati a vendere o restaurare perché sono proprietari solo delle mura, ma non del terreno su cuo poggiano le fondamenta. L’amministrazione comunale ha più volte cercato di intervenire. L’ultimo episodio, in ordine di tempo, risale al 2018, quando fu approvato un piano per trasferire gli usi civici in altre aree verdi del territorio comunale. Alla base della delibera di Consiglio una legge regionale che, però, è stata dichiarata in parte illegittima dalla Corte Costituzionale. «In questo momento – spiega l’assessore all’Urbanistica Gianfranco Sedda – gli atti approvati dal Consiglio sono congelati». Tutto bloccato: la conferma è arrivata a inizio 2019 dall’Argea, l’ente regionale che dovrebbe approvare gli atti del consiglio comunale, e dall’Ufficio Tutela del paesaggio, in una conferenza di servizi convocata dall’amministrazione comunale. «Quello di Oristano è un caso emblematico, ma ci sono almeno altri 160 comuni in questa situazione nell’isola – spiega ancora Sedda –, noi abbiamo fatto quello che potevamo, ormai l’unico strumento a nostra disposizione è fare pressioni sulla Regione affinché raggiunga l’intesa con lo Stato ed è ciò che stiamo facendo».

Impugnando la legge regionale sugli usi civici e vedendo le proprie ragioni riconosciute dalla Consulta, lo Stato ha infatti riservato a sé le competenze sulla modifica di classificazione e sul trasferimento degli usi civici: la Regione non può più legiferare da sola, deve farlo attraverso la pianificazione comune con Roma, soprattutto quando gli usi civici ricadono su aree vincolate dal punto di vista paesaggistico come a Oristano. «È chiaro che, in un posto come Torregrande, la sussistenza degli usi civici nelle aree urbanizzate costituisce un blocco allo sviluppo turistico», conclude Sedda. L’argomento sarà affrontato in una riunione della commissione Urbanistica convocata per giovedì alle 15: «Cercheremo di fare il punto della situazione e valuteremo anche la possibilità di tentare nuove strade, mentre la Regione e lo Stato cercano un accordo – spiega il presidente della stessa commissione, Angelo Angioi –. Attraverso lo studio della sentenza potrebbe venir fuori che il consiglio comunale ha ancora dei margini per intervenire autonomamente».

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