Monte Arci, muore il parco eolico

Fine del sogno di produrre energia pulita sfruttando il vento. Dal 1998 spesi milioni senza frutti

ALES. Quando furono installate erano già vecchie, praticamente inutilizzabili. Era il certificato di garanzia che il progetto, pensato una trentina di anni fa, sarebbe naufragato e con esso sarebbero affondati centinaia di milioni di lire o, alcuni milioni di euro, perché di tempo ne è passato talmente tanto che il parco eolico del Monti Arci, nei Comuni di Ales, Morgongiori e Pau ha conosciuto due monete. Non dal vento, ma come frutto di lunghe trattative arriva la svolta “verde” nell’Alta Mamilla dove recentemente è stato siglato l’accordo per la realizzazione di importanti interventi di efficientamento energetico. Saranno realizzati dalla Società Enel Green Power quali opere di compensazione a seguito della dismissione e riambientalizzazione proprio di quel parco eolico partorito morto.

È un intervento atteso e importante che arriva dopo trent’anni trascorsi tra speranze, battaglie e polemiche. Tante le aspettative, ma il parco eolico del Monte Arci, di cui si sta scrivendo la parola fine in questi mesi con la rimozione delle pale eoliche, è stato un vero e proprio flop. Un progetto nato nel 1988 e pensato nel 1993 quando viene siglata la convenzione tra l’Enel e i tre comuni di Ales, Morgongiori e Pau che cedono parti del loro territorio per la realizzazione di una centrale eolica composta da 34 aerogeneratori della potenza totale di 10,8 megawatt.

Solo per avere un’idea delle cifre che risalgono a prima dell’ingresso dell’euro, il costo di una coppia di aerogeneratori di taglia media si aggirava attorno ai 120 milioni di lire. Una grande scommessa per il territorio che poteva ospitare il primo parco eolico in Sardegna, che però si è rivelato dal punto di vista tecnologico già obsoleto al tempo dell’installazione. Già dopo poco tempo di attività e ripetuti guasti si rese necessaria la sostituzione di alcune parti con la difficoltà di trovare nel mercato i pezzi di ricambio dopo il fallimento dell’azienda produttrice.

Anni dopo vi fu un ulteriore tentativo di rimetterlo in attività quando l’Enel presentò un piano di ammodernamento che prevedeva l’installazione di nuove pale e motori più moderni, ma il progetto non andò a buon fine e a quel punto le amministrazioni comunali iniziarono la battaglia per ottenere la dismissione e il ripristino ambientale. Oggi si può dire che a conti fatti il parco eolico del Monte Arci non ha prodotto i risultati sperati, né in termini di posti di lavoro, né di ricaduta economica per i Comuni che, per la concessione dei terreni, hanno incassato solo poche migliaia di euro all’anno e di contro hanno sofferto l’impatto paesaggistico in una zona di suggestiva bellezza e forte valenza ambientale.

La svolta è arrivata nel dicembre 2018, quando a seguito della conferenza di servizi chiesta dalle amministrazioni comunali e con l’accordo di Enel è stata presa la decisione di smantellare l’area che nonostante le proteste, le denunce, le battaglie legali per anni è stata una discarica di ferraglie arrugginite.

Ora si volta pagina: il monte Arci torna libero e si pensa a realizzare opere importanti che spesso i Comuni da soli con le poche risorse a disposizione non riescono a fare. Nel capoluogo dell’ Alta Marmilla il programma degli interventi è nutrito. «Finalmente si potranno realizzare opere fondamentali per il risparmio energetico e la sostenibilità ambientale – dice il primo cittadino di Ales Francesco Mereu –. Pensiamo alla realizzazione di un nuovo impianto di illuminazione pubblica lungo la strada Ales a Zeppara e la sostituzione nel paese di ben 338 apparecchi illuminanti esistenti con nuovi apparecchi a Led e l’installazione di due colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici». Addio vento.

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