Oristano, sei indagati per la cessione dell'impianto rifiuti
di Enrico Carta
Dubbi sul passaggio della struttura di Masangionis dalla Vittadello al Consorzio industriale
3 MINUTI DI LETTURA
ORISTANO. Sei indagati e un passaggio di mano, quello della gestione dell’impianto di trattamento di rifiuti di Masangionis, che potrebbe essere avvenuto attraverso procedure non lecite. Per anni tutto è passato sotto traccia, persino la visita degli agenti della Guardia di finanza nella sede del Consorzio industriale, poi le voci hanno iniziato a farsi sempre più insistenti in queste ultime settimane e a rincorrersi in città sino a che sono arrivate le conferme che tutto è ancora in ballo. L’iscrizione sul registro degli indagati da parte della procura riguarda l’intero consiglio di amministrazione del Consorzio industriale in carica nel 2015, il direttore e il responsabile dell’Ufficio tecnico impianti consortili e gestioni dello stesso ente. Del cda facevano parte allora l’ex sindaco Guido Tendas in qualità di delegato del Comune, l’ex commissario della Camera di Commercio Pietrino Scanu, l’ex delegato del Comune di Santa Giusta Marcello Caria e ovviamente il presidente del Consorzio Industriale di allora, Claudio Atzori; l’inchiesta poi coinvolge il direttore dell’ente Marcello Siddu e il funzionario Salvatore Daga.
L’indagine in piedi da circa due anni avrebbe preso le mosse da una segnalazione fatta alla procura e alla guardia di finanza nel momento in cui fu sancito il passaggio di consegne nella gestione dell’impianto di trattamento dei rifiuti di Masangionis. Sino a quel momento era stata la ditta Vittadello a occuparsi dell’impianto, da lì in poi la gestione passò nelle mani del Consorzio industriale e prosegue tutt’ora peraltro con ottimi risultati. Gli indagati sono tutti coloro che avallarono quella procedura e il reato per cui è in piedi l’indagine è quello di abuso d’ufficio. Il consiglio di amministrazione dell’epoca aveva firmato la delibera, mentre il direttore e il funzionario del Consorzio avevano seguito la parte tecnica con cui era stato predisposto il cambio alla guida dell’impianto.
La storia è però un po’ più complicata di così. La volontà di sostituire la Vittadello era emersa già negli anni precedenti e con componenti del consiglio di amministrazione differenti. Sia il Consorzio industriale che i Comuni di Oristano e Santa Giusta si erano accorti che l’impianto poteva generare utili. La riprova si era avuta nel tasso d’interesse che rispetto ai primi anni di gestione si andava continuamente riducendo e ciò significava che la gestione era vantaggiosa. Si fece strada l’ipotesi di liquidare la Vittadello e far assumere al Consorzio la gestione dell’impianto cosa che poi fu ratificata da quel consiglio di amministrazione che firmò la delibera.
In effetti le previsioni non si erano rivelate errate perché Masangionis è un pozzo di soldi che l’ente consortile ha sempre utilizzato per migliorare servizi nella propria area e investire in altre opere: dal 2015 in poi ha generato sempre utili e ha consentito al Consorzio di non sollevare le tariffe ai Comuni che conferiscono lì i loro rifiuti, quindi a vantaggio dei cittadini e dell’interesse pubblico del territorio. Nel frattempo si è ingrandito ed è nato l’impianto per la raccolta e la gestione della plastica, sono poi arrivati numerosi posti di lavoro, circa una trentina.
Eppure qualcosa dev’essere stato valutato diversamente da chi indaga e ritiene che la procedura possa essere stata viziata da qualche passaggio che non ha rispettato la legge. Solo la chiusura dell’inchiesta chiarirà meglio la situazione, anche perché dei sei indagati qualcuno non è mai stato raggiunto da avviso di garanzia né è mai stato interrogato e sapeva solo dell’acquisizione di documenti per cui sospettava che la procura stesse cercando di fare chiarezza. L’ex sindaco Guido Tendas ad esempio: «L’acquisizione di documenti è alquanto datata e ne ero a conoscenza. Si diceva che alla base di tutto ci fosse stato un esposto o una segnalazione di una persona. Null’altro».
Non resta che attendere.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’indagine in piedi da circa due anni avrebbe preso le mosse da una segnalazione fatta alla procura e alla guardia di finanza nel momento in cui fu sancito il passaggio di consegne nella gestione dell’impianto di trattamento dei rifiuti di Masangionis. Sino a quel momento era stata la ditta Vittadello a occuparsi dell’impianto, da lì in poi la gestione passò nelle mani del Consorzio industriale e prosegue tutt’ora peraltro con ottimi risultati. Gli indagati sono tutti coloro che avallarono quella procedura e il reato per cui è in piedi l’indagine è quello di abuso d’ufficio. Il consiglio di amministrazione dell’epoca aveva firmato la delibera, mentre il direttore e il funzionario del Consorzio avevano seguito la parte tecnica con cui era stato predisposto il cambio alla guida dell’impianto.
La storia è però un po’ più complicata di così. La volontà di sostituire la Vittadello era emersa già negli anni precedenti e con componenti del consiglio di amministrazione differenti. Sia il Consorzio industriale che i Comuni di Oristano e Santa Giusta si erano accorti che l’impianto poteva generare utili. La riprova si era avuta nel tasso d’interesse che rispetto ai primi anni di gestione si andava continuamente riducendo e ciò significava che la gestione era vantaggiosa. Si fece strada l’ipotesi di liquidare la Vittadello e far assumere al Consorzio la gestione dell’impianto cosa che poi fu ratificata da quel consiglio di amministrazione che firmò la delibera.
In effetti le previsioni non si erano rivelate errate perché Masangionis è un pozzo di soldi che l’ente consortile ha sempre utilizzato per migliorare servizi nella propria area e investire in altre opere: dal 2015 in poi ha generato sempre utili e ha consentito al Consorzio di non sollevare le tariffe ai Comuni che conferiscono lì i loro rifiuti, quindi a vantaggio dei cittadini e dell’interesse pubblico del territorio. Nel frattempo si è ingrandito ed è nato l’impianto per la raccolta e la gestione della plastica, sono poi arrivati numerosi posti di lavoro, circa una trentina.
Eppure qualcosa dev’essere stato valutato diversamente da chi indaga e ritiene che la procedura possa essere stata viziata da qualche passaggio che non ha rispettato la legge. Solo la chiusura dell’inchiesta chiarirà meglio la situazione, anche perché dei sei indagati qualcuno non è mai stato raggiunto da avviso di garanzia né è mai stato interrogato e sapeva solo dell’acquisizione di documenti per cui sospettava che la procura stesse cercando di fare chiarezza. L’ex sindaco Guido Tendas ad esempio: «L’acquisizione di documenti è alquanto datata e ne ero a conoscenza. Si diceva che alla base di tutto ci fosse stato un esposto o una segnalazione di una persona. Null’altro».
Non resta che attendere.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
