S’ena arrubia si riprende dopo la moria

Arborea, nonostante le difficoltà riparte la produzione di spigole e arselle

ARBOREA. Una grave moria aveva colpito lo stagno di S’ena Arrubia l’estate scorsa, mettendo in crisi i pescatori della Società Cooperativa Sant’Andrea. Quasi niente era stato risparmiato dalla carenza di ossigeno nell’acqua, mettendo a rischio il futuro dei pescatori e delle loro famiglie. A distanza di mesi la situazione è migliorata, la produzione di bottarga di muggine ha parzialmente limitato i danni, ma le centinaia di spigole morte a luglio dello scorso anno rappresentano ancora un danno importante.

Si è comunque riusciti a gestire le acque piovane che non hanno rappresentato un problema. La condizione delle acque, infatti, è costantemente monitorata e il pericolo potrebbe arrivare solo se ci si trovasse in presenza di temperature fuori norma, estremamente calde. A esser colpita dalla dilagante moria dell’estate 2019, fu anche la produzione di arselle, una delle specificità più apprezzate delle peschiera che, comunque, dovrebbe riprendere a febbraio, premiando il duro lavoro dei pescatori. Ma chi fa questo mestiere sa bene che tanti sono i fattori a cui si deve prestare attenzione, combattendo battaglie contro avversità della natura. È il caso della noce di mare, ctenoforo sempre più presente nel Mediterraneo che già aveva rappresentato un problema per S’ena arrubia, a causa della capacità di mettere a rischio l’ecosistema, essendo particolarmente invasiva. «Ci auguriamo che non si presenti il problema – ha detto Alberto Cadoni, presidente della coop – perché la noce di mare si nutre anche delle uova dei pesci».

Quindi, massima attenzione con l’arrivo dei primi caldi per le diverse produzioni che lo stagno ospita. Continua l’incensante lavoro dei pescatori, senza sosta e con la speranza di non dover combattere gli sgarbi di una natura che risente degli sconvolgimenti climatici.

Nicola Podda

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