Cormorani da contenere, gli ambientalisti contrari

Il Gruppo di Intervento Giuridico ritiene il decreto regionale «illegittimo» I pescatori replicano: «Non sanno di che parlano, vengano qui a lavorare»

CABRAS. La proroga al piano regionale di contenimento dei cormorani, firmata nei giorni scorsi dall’assessore all’ambiente Gianni Lampis, sarebbe viziata da elementi di illegittimità. Ad affermarlo, in una nota ricca di riferimenti normativi e di cifre, è il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e la Lega per l’Abolizione della Caccia.

Una proroga fortemente contesta dalle due associazioni, la cui concessione sarebbe in contrasto con quanto stabilito dal piano di controllo del cormorano per il periodo 2019-2022, approvato nel settembre scorso, che pone come condizione “l’interruzione tassativa delle attività di sparo l’ultimo giorno di gennaio”. Il prolungamento di tale attività, stando al contenuto della nota, produrrebbe effetti significativi sulle popolazioni animali, e in particolare sull’avifauna presente negli stagni interessati (Cabras, Is Benas, Santa Giusta, Marceddì, S’Ena Rubia), tutti siti SIC (sito di interesse comunitario) e ZPS (zona di protezione speciale), che in quelle zone umide nidificano e si riproducono.

Il numero dei cormorani censiti nei compendi ittici dell’oristanese, in base ai dati raccolti dalla Provincia, sarebbe al di sotto dei seimila esemplari.

Il consumo di pesce giornaliero, generalmente di piccole dimensioni, pro capite si aggirerebbe sui 473 grammi, e poco meno della metà di esso non avrebbe alcun valore commerciale. Il danno economico provocato dal cormorano quindi, secondo quei dati, sarebbero sovrastimati. Insomma, a pagare la cattiva gestione della pesca negli stagni, oristanesi e non, sarebbero i cormorani, mentre le vere cause dovrebbero essere cercate altrove, come l’inquinamento e le opere pubbliche disastrose.

«Poco importa che le fogne di Nurachi – tanto per citare un caso, si legge nella nota – abbiano scaricato per lungo tempo (e forse ancora) nello stagno di Cabras i reflui inquinanti o che prosegua la pesca abusiva sotto gli occhi di tutti. Ben l’80 per cento dei prodotti ittici consumati annualmente in Sardegna - secondo Coldiretti - è di provenienza extraregionale, sintomo anche di cattiva organizzazione del settore, ma la colpa è sempre e solo dei cormorani. C’è bisogno di approfondite verifiche – conclude la nota – e di una seria riforma del settore».

Giuliano Cossu, presidente del Consorzio Mare ‘e Pontis, 170 soci operanti nei 2200 ettari circa del compendio ittico cabrarese, non ci sta a far passare i pescatori come responsabile della situazione creatasi. «Invito quei signori a fare cambio con noi – dice – loro pescano e portano a casa il guadagno giornaliero del pescato mentre noi ci sediamo sulle loro poltrone e a fine mese ritiriamo i loro stipendi. Troppo facile parlare quando si occupano posti al caldo ed altamente remunerativi».

Piero Marongiu

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