La Nuova Sardegna

Oristano

La Solar Power ora chiede i danni

di Enrico Carta
La Solar Power ora chiede i danni

La ditta vuole un risarcimento milionario dal Comune per lo stop all’impianto di produzione di energia

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ORISTANO. La Solar Power vuole il risarcimento. Per il Comune potrebbe essere un salasso da molti milioni con ricadute pesantissime sul bilancio e, di riflesso, sui residenti. La ditta che avrebbe dovuto costruire l’impianto per la produzione di energia elettrica col sistema del termodinamico solare e delle biomasse nei terreni di San Quirico, di proprietà di un privato, non è rimasta alla finestra mentre attendeva la decisione del Tar. Si diceva che, prima o poi, si sarebbe affacciata anche dalle parti del tribunale civile per farsi risarcire – qualora avesse ragione – e l’ha fatto.

Gli atti della causa di tipo preparatorio per il riconoscimento del danno eventualmente subito dalla Solar Power sono infatti arrivati in gran silenzio sul tavolo del giudice alla fine del 2019, depositati dall’avvocato Piero Franceschi, legale della società. Non c’è una quantificazione immediata e precisa della somma richiesta. Per farlo andrebbero valutate delle varianti su cui al momento non è possibile pronunciarsi, poiché il procedimento amministrativo ancora non è definito. Dopo la sentenza del Tar c’è infatti ancora spazio per un ulteriore grado di giudizio al Consiglio di Stato. In ogni caso la Solar Power si è portata avanti: nella migliore delle ipotesi ritiene di aver subito un danno per i ritardi nelle procedure causati dal cambio di rotta della politica comunale; nella peggiore e sempre più plausibile delle ipotesi, ovvero quella che l’impianto sia morto prima ancora di nascere considerando l’ultimo pronunciamento del Tar, ritiene che il danno sia massimo. E massimo, in teoria, vuol dire pari all’investimento preventivato cioè 90 milioni.

Le vicende da tribunale che si intrecciano iniziano quindi a essere un bel po’ ingarbugliate, tanto da rischiare di perdersi. L’ultima puntata della storia è quella di giovedì scorso quando il Tar ha stabilito che la Solar Power non debba procedere oltre perché non è titolare di parte dei terreni in cui vorrebbe far sorgere l’impianto contestato dai residenti delle borgate di Tiria e San Quirico, dal Comune di Palmas Arborea e da ultimo dal Comune di Oristano. Ma questo è solo un aspetto della vicenda perché su di esso si innestano altri due filoni. C’è quello penale con la doppia inchiesta delle procure di Cagliari e Oristano. C’è ora quello civile con la causa intentata dalla Solar Power nei confronti del Comune capoluogo.

Perché proprio Oristano? Tutto è legato al cambio di rotta deciso dall’amministrazione a guida Lutzu rispetto a quella targata Tendas che invece non si era opposta al progetto. Il vero punto di scontro è la decisione, seguita della giunta Lutzu di revocare unilateralmente la convenzione con cui il Comune cedeva alcune superfici, peraltro di molto modeste dimensioni rispetto alla totalità dell’area su cui sarebbe dovuto sorgere l’impianto. Questo atto, a prescindere dalla decisione del Tar, è stato da subito ritenuto illegittimo dalla Solar Power, il cui ufficio legale sostiene che sia impossibile la revoca di una convenzione su decisione di una sola delle due parti. Già da prima però il clima tra ente pubblico e imprenditore si era fatto teso, per via della contrarietà mostrata dalla giunta Lutzu alla nascita dell’impianto. A ritardo quindi si sarebbe sommato ritardo e ritardo in questo caso significa per l’azienza perdita di denaro. E quel denaro, ma non è detto che basti quello, ora viene chiesto indietro. Se il Comune dovesse davvero aver compiuto un atto che va al di là delle norme, potrebbero essere guai. Seri. A sei zeri.

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