Droga e incendi, dodici in carcere

Estorsioni, pestaggi e auto bruciate per incassare debiti da spaccio. In cella anche due ragazze

ORISTANO. Chi non pagava era nel mirino. I debiti di droga andavano onorati e un ritardo poteva costare caro. Ai consumatori insolventi capitava persino di svegliarsi e trovare la macchina bruciata nel bel mezzo della notte. Il gioco pericoloso degli spacciatori dal cerino facile e dalla minaccia convincente è però finito alle prime luci del mattino di ieri, quando un elicottero e cento carabinieri della Compagnia di Oristano coordinati dal capitano Francesco Giola e supportati da uno squadrone dei Cacciatori di Sardegna di Abbasanta, dalle unità cinofile e dai militari dell’undicesimo nucleo elicotteri di Elmas, hanno svegliato mezza città. Il rumore dall’alto e le sirene delle auto per strada che ripartivano dopo il blitz in diverse vie, in particolare nel quartiere di Sant’Efisio a ridosso della stazione ferroviaria, hanno fatto capire a tutti che qualcosa di grosso era successo.

E infatti, dopo una mattinata in caserma, le porte del carcere di Massama si sono aperte accogliendo dieci persone colpite da provvedimenti di custodia cautelare firmati dal giudice per le indagini preliminari, mentre per altre due, che già si trovavano dietro le sbarre, il provvedimento è stato notificato direttamente in carcere.

Sonootto gli oristanesi coinvolti: Lara Pinna, 21 anni, Matteo Zucca, 33 anni, Francesco Spanu, 34 anni, Angelo Erdas, 68 anni, Davide Melis, 28 anni, Fabio Orrù, 32 anni, Sandro Mele, 30 anni. Questi ultimi due erano già in custodia cautelare in carcere per episodi in parte legati all’operazione di ieri . Oltre a loro sono stati arrestati Alice Camedda, 34 anni, Alessandro Casu, 42 anni, e Cristian Vacca, 19 anni, tutti e tre di Santa Giusta; infine Giovanni Antonio Migheli e Patrizio Demartis, zio e nipote di 47 e 22 anni di Fordongianus.

Le accuse legate all’operazione “Drug & fire (droga e fuoco)” sono varie e vanno dallo spaccio di stupefacenti, all’estorsione, all’incendio doloso, alle minacce con una distinzione di ruoli che l’ordinanza chiarirà al meglio. C’era chi si occupava di coltivare la droga e riforniva la piazza oristanese, chi acquistava le grosse quantità e chi poi si occupava dello spaccio al dettaglio. Non una banda organizzata, anche se il meccanismo pareva abbastanza oliato, tanto da spingersi sino a usare metodi intimidatori tipici di ben altre realtà criminali. È il caso degli incendi ai danni delle auto o delle aggressioni fisiche, vere e proprie spedizioni punitive verso chi non aveva saldato il debito.

Per gli inquirenti coordinati dal sostituto procuratore Andrea Chelo, se Oristano era il centro dello spaccio, Fordongianus era il luogo di semina e raccolta della marijuana. Lì avrebbe avuto un ruolo da protagonista Giovanni Antonio Migheli, mentre suo nipote Patrizio Demartis era l’addetto ai trasporti verso il capoluogo. Qui, i punti di riferimento sarebbero stati Fabio Orrù e Matteo Zucca, con il primo capace di acquistare importanti quantitativi di stupefacente – circa mezzo chilo a settimana – e di piazzarlo tramite una ragnatela di venditori al dettaglio che non si mettevano molti problemi anche ad accettare dei debiti. Il problema è che quando i soldi non tornavano indietro coi tempi giusti, la riscossione non avveniva attraverso avvisi bonari, ma con il fuoco che aveva anche creato parecchio allarme sociale in città. Ad appiccare gli incendi sarebbe stato il giovincello del gruppo, Cristian Vacca, incaricato delle spedizioni notturne. Altre volte, come nel caso denunciato da un extracomunitario, si risolveva tutto con un pestaggio per il quale, col suo fidanzato Matteo Zucca, è indagata anche A.L.. Droga e fuoco sì, ma anche botte.

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