Usi civici, il grande pasticcio

Nell’Oristanese tutti i comuni hanno terre pubbliche quasi sempre illegittimamente occupate

ORISTANO. Migliaia di ettari vincolati dagli Usi civici, alcuni noti, altri accertati soltanto di recente: rischia di trasformarsi in un autentico vaso di Pandora, il risultato dell’inventario che l’agenzia Argea, delegata in materia dalla Regione, ha svolto nell’arco degli ultimi due anni. Un patrimonio enorme, che si stima fra i 300mila e i 500mila ettari in tutta l’isola. Nonostante gli accertamenti, tuttavia, ancora non è dato sapere esattamente la consistenza del patrimonio gravato dal vincolo patrimoniale. Il motivo è semplice e complesso allo stesso tempo. Buona parte dei terreni vincolati, nei decenni, sono stati occupati da privati, c’è chi ci ha costruito sopra intere lottizzazioni non solo turistiche (anche i Comuni: emblematico il caso di Oristano dove gran parte delle case popolari sorgono sugli Usi civici dell’ex Comune di Silì) alcuni addirittura li hanno acquistati con tanto di registrazione di atto notarile. C’è persino chi li ha acquisiti a seguito di un atto di successione. Dunque spetterà ai Comuni risolvere un problema di per se già noto, trasferendo i vincoli su altri terreni. Tuttavia, a seguito dell’esito dell’ultimo accertamento di Agea, è come se all’improvviso gli abitanti della stragrande maggioranza dei Comuni isolani, abbiano scoperto di essere molto più ricchi di quanto potessero immaginare. Quelle terre, infatti, non possono essere private, ma appartengono all’intera comunità. La provincia di Oristano è probabilmente, una delle più interessate alla presenza del un vincolo patrimoniale, non tanto per estensione, quando per diffusione: sono infatti 86 su 88, i comuni della provincia ad aver terreni gravati dagli Usi civici.

Stefano Deliperi è il responsabile del Gruppo di intervento giuridico; l’associazione ambientalista da anni conduce una battaglia per la tutela delle aree collettive. «Il recupero delle terre illegittimamente occupate è certo complicato ma non impossibile – dice – un esempio lo abbiamo visto per il Comune di Oristano che ci stava provando, per le aree costruite nella borgata di Torre Grande, attraverso una delibera che trasferiva i vincoli in terre comunali di uguale valore di quelle occupate. Purtroppo ci si è messa di traverso la Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la legge regionale che, unico caso in Italia, consente il recupero delle aree irreversibilmente compromesse. La pratica è congelata e si dovrà svolgere davanti al Commissario per gli Usi civici». Deliperi spiega però che già qualcosa si possa fare. «Non tutte le aree vincolate risultano essere irrimediabilmente compromesse. Per questo diciamo da sempre che i Comuni devono adottare i piani di recupero attuabili, restituendo alla collettività ciò che è stato privatizzato illegittimamente. I Comuni di San Vero Milis e Narbolia, ad esempio, potrebbero recuperare i 400 ettari della pineta, dove non c’è nulla di costruito, attualmente occupati illegittimamente da una impresa del settore turistico-immobiliare. Altrettanto potrebbero fare i Comuni del Monte Arci e del Montiferru, dove ad esempio, c’è chi si è appropriato di oltre 300 ettari di parco». Cosa sia accaduto in questi decenni è ancora Deliperi a spiegarlo: «È il risultato di una cattiva gestione delle terre collettive, spesso legata alla poca conoscenza della normativa da parte degli amministratori pubblici che nel passato, spesso confondevano Usi civici con terre comunali. Ora, l’ultimo accertamento ha permesso in tuta la Sardegna di rivelare ben 120 demani civici rientrati in altrettanti Comuni». (1.continua)

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