Usi civici, il puzzle del Sinis

Aree gravate da vincoli sulla costa, ma anche nei centri abitati o all’interno delle lottizzazioni

CABRAS. «Conosciamo il problema e il Comune già in passato riuscì a trovare soluzione ad esempio alla situazione di San Giovanni di Sinis sclassificando aree compromesse e trasferendo i vincoli in altre aree. Sicuramente era l'aspetto più macroscopico, per quel che riguarda il nostro territorio».

Andrea Abis è sindaco a Cabras da meno di due anni e il problema delle aree vincolate dagli Usi civici, lo ha “ereditato”, non certo con piacere, dai suoi predecessori.

Secondo la Regione che già nel 2012 aveva stilato l'inventario, le terre pubbliche a Cabras sono estese per migliaia di ettari, in molti casi, risultano occupate illegittimamente.

«Sulla carta risulta che a Cabras interessano un territorio che supera i 2mila ettari – dice Abis – sono vincoli che risalgono alla prima metà del secolo scorso. Nel frattempo Cabras si è trasformata: per questo di usi civici ne abbiamo non soltanto nelle campagne o sulla costa del Sinis: ce n'è persino all'interno del centro abitato».

Non sarà semplice mettere in regola una situazione molto complessa che riguarda appunto le aree vincolate a restare a beneficio di tutti ma che, risultano appartenere a privati e che magari, ci hanno costruito sopra, con tanto di licenza edilizia rilasciata dal Comune.

Un problema, quella della “privatizzazione” delle aree vincolate, che gli ambientalisti in molte occasioni hanno sollevato pubblicamente, soprattutto per quel che riguarda le zone costiere dove sorgono lottizzazioni turistiche di seconde case.

«Nel Sinis non si contano i terreni appartenenti al demanio civico con intestazione a privati: da Is Aruttas a Mari Ermi, da Mistras a San Giovanni di Sinis, da Funtana Meiga a S’Acqua Mala, ad Acqua Durci – Sa Concullia Ogai», dice Stefano Deliperi, responsabile del Gruppo di Intervento giuridico, associazione che ha condotto una autentica battaglia sul fronte delle terre pubbliche.

«Per porre rimedio a questa situazione serve una riflessione sotto il profilo giuridico – dice però il sindaco, ricordando come la legge sugli Usi civici fosse nata nel 1927 – con uno spirito ben diverso da quello attuale: se allora si puntava ad alienare quelle terre, oggi, le si considera un patrimonio naturalistico da tutelare. Quel che serve per poter mettere ordine a situazioni illegitime, nate da una scarsa conoscenza degli amministratori dell'epoca, dell'esistenza dei vincoli o che confondevano le aree pubbliche con quelle comunali, servono norme chiare, che semplifichino le procedure le rendano attuabili, soprattutto per quel che riguarda le aree irrevocabilmente compromesse». Le diverse Amministrazioni che in questi anni si sono avvicendate al Comune hanno cercato più volte di trovare dei rimedi.

La prova è proprio nei risultati dell'inventario fatta dalla Regione dove, si trovano riferimenti a procedimenti di sclassificazione in attesa di approvazione ed altri invece, respinti, come nel caso di una lottizzazione sulla costa. Dinieghi che sempre più spesso nascono dalle regole fissate dal Codice del paesaggio e dallo stesso Piano paesistico della Regione.

Lo stesso sindaco Abis cita il caso di un'area vincolata dagli usi civici all'interno di una lottizzazione a Funtana Meiga «area che certo non può più essere destinata ad esempio, al pascolo del bestiame, per ovvi motivi», dice.

«E poi ci sono case costruite con regolari autorizzazioni e non solo sulla costa. Se andiamo a verificare l'inventario del 2012 ci sono Usi civici dove sono state realizzate strade o sorgono cabine elettriche. Opere pubbliche, non private e in questi casi, ai fini della sclassificazione, andrebbe riconosciuta la pubblica utilità di quelle opere». Un puzzle comunque di difficile soluzione. (2.continua)

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