Comunità alloggio, i lavori si fermano
di Maria Antonietta Cossu
Busachi, sospesi la ristrutturazione dello stabile e il trasferimento degli ospiti
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BUSACHI. Il coronavirus ha bloccato il trasferimento degli utenti della comunità alloggio, che ieri avrebbero dovuto trovare una nuova sistemazione temporanea nella struttura socio-assistenziale di Nughedu Santa Vittoria. L’inserimento in un’altra residenza era programmato da tempo per far fronte ai lavori di adeguamento dell’immobile di proprietà del Comune di Busachi e assicurare il massimo comfort agli assistiti.
Una settimana fa, però, è arrivato lo stop dell'Ats Sardegna. Il divieto ha soltanto confermato quanto i precedenti decreti del governo finalizzati a impedire la diffusione dell’infezione avevano già fatto supporre e cioè l’impossibilità di trasferire gli ospiti in un’altra sede. Con la sospensione delle attività non essenziali sono venute meno anche le condizioni per avviare il cantiere nello stabile di Busachi, che quindi continuerà a erogare il servizio fino al termine dell’emergenza sanitaria nelle stesse condizioni attuali.
L’investimento programmato per la ristrutturazione è di mezzo milione, cifra che consentirà di procedere con la riconversione della casa di riposo in struttura residenziale integrata in grado di accogliere anche soggetti non autosufficienti e con una capacità complessiva di 24 posti letto.
«L’avvio dei lavori era imminente e la conclusione era prevista entro l’anno, ovviamente non cominceranno fino a quando non rientrerà l’emergenza e a quel punto potrà essere effettuato anche il trasferimento degli ospiti», chiarisce il sindaco Giovanni Orrù. Il Comune ha in ballo un altro progetto con finalità analoghe, una struttura residenziale che farebbe salire a tre il numero dei centri deputati all’assistenza di persone fragili o non autosufficienti. «Abbiamo destinato i 590mila euro dei progetti di sviluppo locale alla trasformazione delle scuole elementari in struttura protetta, ma noi vorremmo giocarci la carta della residenza sanitaria assistita – spiega Orrù –. Con il progetto originale siamo in grado di ricavare 30 posti letto e ci stiamo organizzando per raddoppiare il numero attraverso un intervento di ampliamento e l’acquisizione di un’area di 800 metri quadri nella quale creare spazi verdi e realizzare gli accessi». Il sindaco conta di fare del servizio anche un volano per l'economia: «In tutta l’isola c’è una carenza di 2.100 posti letto e noi lavoreremo per riuscire ad avere una convenzione con la Regione. Si tradurrebbe in un servizio per il territorio e in un importante bacino occupazionale con una cinquantina di posti di lavoro stimati».
Una settimana fa, però, è arrivato lo stop dell'Ats Sardegna. Il divieto ha soltanto confermato quanto i precedenti decreti del governo finalizzati a impedire la diffusione dell’infezione avevano già fatto supporre e cioè l’impossibilità di trasferire gli ospiti in un’altra sede. Con la sospensione delle attività non essenziali sono venute meno anche le condizioni per avviare il cantiere nello stabile di Busachi, che quindi continuerà a erogare il servizio fino al termine dell’emergenza sanitaria nelle stesse condizioni attuali.
L’investimento programmato per la ristrutturazione è di mezzo milione, cifra che consentirà di procedere con la riconversione della casa di riposo in struttura residenziale integrata in grado di accogliere anche soggetti non autosufficienti e con una capacità complessiva di 24 posti letto.
«L’avvio dei lavori era imminente e la conclusione era prevista entro l’anno, ovviamente non cominceranno fino a quando non rientrerà l’emergenza e a quel punto potrà essere effettuato anche il trasferimento degli ospiti», chiarisce il sindaco Giovanni Orrù. Il Comune ha in ballo un altro progetto con finalità analoghe, una struttura residenziale che farebbe salire a tre il numero dei centri deputati all’assistenza di persone fragili o non autosufficienti. «Abbiamo destinato i 590mila euro dei progetti di sviluppo locale alla trasformazione delle scuole elementari in struttura protetta, ma noi vorremmo giocarci la carta della residenza sanitaria assistita – spiega Orrù –. Con il progetto originale siamo in grado di ricavare 30 posti letto e ci stiamo organizzando per raddoppiare il numero attraverso un intervento di ampliamento e l’acquisizione di un’area di 800 metri quadri nella quale creare spazi verdi e realizzare gli accessi». Il sindaco conta di fare del servizio anche un volano per l'economia: «In tutta l’isola c’è una carenza di 2.100 posti letto e noi lavoreremo per riuscire ad avere una convenzione con la Regione. Si tradurrebbe in un servizio per il territorio e in un importante bacino occupazionale con una cinquantina di posti di lavoro stimati».
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