Abuso su un tredicenne, terralbese in manette
di Enrico Carta
È accusato di aver imposto al nipote della fidanzata un rapporto sessuale L’episodio in una cittadina del nord dove il 36enne risiedeva da qualche mese
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TERRALBA. Portare a passeggio il cane era soltanto una scusa. Non c’entra il coronavirus perché tutto succede qualche settimana prima che i decreti del governo stabiliscano l’istituzione della zona rossa. È, per pura coincidenza, proprio in uno di quei Comuni del nord in cui l’emergenza sanitaria è più alta che un terralbese di 36 anni avrebbe compiuto l’abuso sessuale su un ragazzino di 13 anni. Sulla base di questa accusa gravissima due giorni fa, su ordine del giudice per le indagini preliminari di un tribunale dell’Emilia Romagna, è stato arrestato.
Il testimone principale di tutta la vicenda è proprio la vittima dell’abuso, la quale avrebbe prima raccontato tutto a una cugina poi si sarebbe confidato con la madre che a quel punto è andata a sporgere denuncia. È in quel verbale che è riassunta tutta la storia: il 36enne era ospite a casa della fidanzata e una sera a cena c’è anche la famiglia del nipote di lei, il tredicenne che poi racconterà di aver subito l’abuso. Bisogna portare il cane a fare una piccola passeggiata ed è l’indagato che si offre dopo aver convinto il ragazzino ad accompagnarlo. È allora, in una zona appartata di periferia, che sarebbe avvenuta la violenza a cui seguono le classiche insistenze affinché la vittima taccia. Gli altri che non li vedono tornare in tempi rapidi a casa si insospettiscono, ma è lo stesso tredicenne a rassicurarli in un primo momento, inventando la scusa che si erano fermati un attimo a fare due chiacchiere su una panchina mentre il cane giocava in un giardino pubblico.
Il silenzio però non dura e il ragazzino si confida con la cugina. Da quel momento è impossibile tenere ancora a lungo il segreto e così c’è la confessione alla madre e quindi alla zia ovvero la fidanzata dell’indagato. In caserma il ragazzino ricostruisce tutta la vicenda, racconta i momenti dell’abuso, le spiegazioni che gli dà l’adulto e l’impossibilità di opporsi di fronte a chi lo dominerebbe sia fisicamente che psicologicamente. La denuncia finisce poi sul tavolo del pubblico ministero che fa partire la richiesta di custodia cautelare. La giudice Fiammetta Modica la accoglie e dispone l’arresto in carcere che viene eseguito dagli agenti della polizia giudiziaria di Oristano giovedì scorso. Il 36enne ora è in carcere a Massama e martedì sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia assistito dall’avvocato Fabio Costa. Risponderà alle domande del giudice? Avrà una spiegazione e una versione diversa?
Il testimone principale di tutta la vicenda è proprio la vittima dell’abuso, la quale avrebbe prima raccontato tutto a una cugina poi si sarebbe confidato con la madre che a quel punto è andata a sporgere denuncia. È in quel verbale che è riassunta tutta la storia: il 36enne era ospite a casa della fidanzata e una sera a cena c’è anche la famiglia del nipote di lei, il tredicenne che poi racconterà di aver subito l’abuso. Bisogna portare il cane a fare una piccola passeggiata ed è l’indagato che si offre dopo aver convinto il ragazzino ad accompagnarlo. È allora, in una zona appartata di periferia, che sarebbe avvenuta la violenza a cui seguono le classiche insistenze affinché la vittima taccia. Gli altri che non li vedono tornare in tempi rapidi a casa si insospettiscono, ma è lo stesso tredicenne a rassicurarli in un primo momento, inventando la scusa che si erano fermati un attimo a fare due chiacchiere su una panchina mentre il cane giocava in un giardino pubblico.
Il silenzio però non dura e il ragazzino si confida con la cugina. Da quel momento è impossibile tenere ancora a lungo il segreto e così c’è la confessione alla madre e quindi alla zia ovvero la fidanzata dell’indagato. In caserma il ragazzino ricostruisce tutta la vicenda, racconta i momenti dell’abuso, le spiegazioni che gli dà l’adulto e l’impossibilità di opporsi di fronte a chi lo dominerebbe sia fisicamente che psicologicamente. La denuncia finisce poi sul tavolo del pubblico ministero che fa partire la richiesta di custodia cautelare. La giudice Fiammetta Modica la accoglie e dispone l’arresto in carcere che viene eseguito dagli agenti della polizia giudiziaria di Oristano giovedì scorso. Il 36enne ora è in carcere a Massama e martedì sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia assistito dall’avvocato Fabio Costa. Risponderà alle domande del giudice? Avrà una spiegazione e una versione diversa?
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