Il turismo archeologico sogna la nuova primavera

Alcuni dei siti più importanti dell’isola attendono la Fase 2 per ripartire Le speranze dei responsabili di Losa, Santa Cristina e terme di Fordongianus

ABBASANTA. La desolazione dei siti archeologici, così percettibile allo sguardo, dà la misura della crisi che ha investito l’intero settore dei beni culturali. Le attrazioni che fino a pochi mesi portavano nel versante settentrionale dell’Oristanese migliaia di visitatori oggi sono oasi deserte e invalicabili. Testimonianze materiali di antiche civiltà rimaste senza testimoni. Frotte di uomini e donne in contemplazione significavano circolazione di moneta e fonte di reddito, ma le certezze di ieri oggi sono minate dalla pandemia.

Non a tal punto, però, da incrinare la voglia degli addetti ai lavori di ripartire, pur nella consapevolezza che nei primi tempi la ripresa significherà semplicemente non soccombere sotto il peso di una crisi senza precedenti. «Credo sarà un processo molto lento – commenta Patrizia Carta, presidentessa della Paleotur, la cooperativa che gestisce il parco archeologico di Losa dal 2002 –. Nell’immediato non dovremo aspettarci i numeri del passato, pertanto sarà opportuno rimodulare le nostre aspettative in un’ottica post- pandemia, ripartendo da zero».

La prima parte della stagione è compromessa. L’anno scorso tra marzo e aprile la Paleotur aveva contato 4.800 presenze delle 26.000 registrate in dodici mesi. «Nel 2019 abbiamo avuto il 48% di turisti stranieri, un target importante che verrà a mancare», prosegue l'imprenditrice, che spera in una politica razionale della ripresa. «Mi auguro sia predisposto per l’intero settore un protocollo ragionevole e sensato, che eviti l'improvvisazione», è il suo auspicio.

La situazione non cambia spostandosi nel villaggio di Santa Cristina, a Paulilatino. Da trent’anni il sito è gestito dall’Archeotour, che strappa in media 52mila biglietti all’anno. «Basandosi principalmente sul turismo scolastico, la prima parte della stagione è completamente persa, inoltre continuiamo a ricevere molte disdette dalle agenzie di viaggio», racconta il presidente Massimo Muscas.

Alla fase due guardano tutti con speranza condita da una dose di sano realismo, con la scala delle priorità ben chiara. «Varrà la pena riavviare la gestione dei siti solo se la soglia di sicurezza sarà accettabile. Anticipare i tempi rispetto a una stabilizzazione dell’epidemia sarebbe deleterio per il settore stesso dei beni culturali. E una volta decisa la riapertura, dovremo battere ancora di più sul turismo interno, in netto aumento negli ultimi anni».

Sullo stesso target punterà anche la cooperativa Forum Traiani, che da vent'anni gestisce le antiche terme romane di Fordongianus, meta di 12mila visitatori all’anno. «Ci stiamo orientando sui flussi locali, che potrebbero aumentare in base a come saranno gestiti gli accessi alle spiagge», afferma la presidente Pina Vacca descrivendo un quadro a tinte fosche. «Abbiamo subito perdite ingenti. Tutta la parte legata ai laboratori didattici è sfumata, ma non c’è solo l'aspetto economico di mezzo, rattrista perdere il contatto umano con i visitatori e con i bambini in particolare, anche se manteniamo vivi i rapporti e l’interesse con progetti on line». E sulla ripartenza dice: «Se avverrà con la situazione sanitaria sotto controllo e ci verranno date linee guida molto chiare, ben venga. Significherà ricominciare a vivere».

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