I tamponi sono ancora troppo pochi

Settanta in tre settimane. Dalla Assl un progetto per incrementarne il numero

ORISTANO. Settanta tamponi analizzati dall'apertura del servizio, per lo più pazienti dell'ospedale e sanitari, con la possibilità di effettuare una trentina di analisi sierologiche al giorno, e un progetto di lungo periodo che punta sul ruolo dei medici di base e sul potenziale strumento-filtro della loro professionalità per abbassare il rischio contagi durante le varie fasi della ripartenza, monitorando l'evoluzione dell'emergenza. Sono i numeri e l'attività svolta dal laboratorio analisi Covid-19, durante il breve periodo, solo tre settimane, dell'avvio dell'operatività. Il numero dei tamponi evidentemente basso, analizzati nella struttura fino ad ora, appena settanta in venti giorni circa, è giustificabile con l'avvio dell'operatività nel momento di piena emergenza regionale, dopo l'iniziale esclusione di Oristano dai poli sanitari regionali preposti alla gestione dell'emergenza Covid-19. Un momento in cui molti dei tamponi effettuati sul territorio dell'oristanese venivano inviati direttamente a Cagliari. I settanta tamponi sono relativi a pazienti arrivati al San Martino e per il personale medico e sanitario. Analisi che hanno riguardato sia i tamponi nasali sia l'esame sierologico, effettuato non semplicemente attraverso il prelievo del sangue dal dito, bensì con un prelievo classico, per analizzare i campioni anche sotto l'aspetto delle eventuali infezioni in atto. Un modo per avere una certezza ancora più elevata sull'effettiva bontà del responso. Dal laboratorio analisi Codiv del San Martino, oltre alle diagnosi sui casi sospetti, è partita qualche giorno fa, anche una proposta di lungo periodo, pensata per una gestione condivisa e capillare sul territorio dell'emergenza, a partire dalle delicate fasi della ripartenza sino al monitoraggio quando si rientrerà in una situazione di nuova normalità. L'idea, condivisa con l'ordine dei medici provinciale e formalizzata in un progetto strutturato che proprio in questi giorni è all'attenzione dell’Ats Sardegna, punta sul ruolo centrale dei medici di basi e vuole essere uno strumento per ricercare la massima collaborazione nelle gestione dell’emergenza, dove tutte le componenti sono informate, in comunicazione diretta e immediata, con dati condivisi. Secondo il documento, i medici di base sono il primo contatto diretto con i pazienti, i primi a conoscere i propri assistiti, che possono riconoscere i sintomi, capire se c'è una possibile infezione, monitorare il paziente e ricostruire eventuali contatti, condividendo questi dati con i vari comparti della struttura sanitaria locale. Un ruolo fondamentale, filtro tra paziente e struttura ospedaliera di riferimento, e come avamposto nell'emergenza per abbassare al minimo il rischio dei contagi tra la popolazione. (ele.ca.)

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