salute
Al Pronto Soccorso del S.Martino «L’emergenza non è mai finita»
di Michela Cuccu
ORISTANO. Parte la Fase 2 ma non per il Pronto soccorso del san Martino che continua a funzione in una condizione a dir poco drammatica. Mancano i medici ma anche le attrezzature. La denuncia arriva...
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ORISTANO. Parte la Fase 2 ma non per il Pronto soccorso del san Martino che continua a funzione in una condizione a dir poco drammatica. Mancano i medici ma anche le attrezzature. La denuncia arriva dall’Ordine dei medici. «Prendiamo atto della situazione di grave difficoltà dei medici del Pronto soccorso del Presidio ospedaliero san Martino, che nell’emergenza Covid-19 è stato sottoposto ad uno stravolgimento delle sue normali mansioni, diventando il punto di partenza di percorsi differenziati per la salvaguardia, la tutela e la sicurezza dell’intero ospedale» si legge in una dura nota di protesta firmata dal presidente Antonio Sulis. «Questi professionisti hanno fronteggiato la carenza di organico (sono almeno sei i posti vacanti), la mancanza di apparecchiature idonee e le inadeguate dotazioni logistiche e strutturali, adattandosi rapidamente alle esigenze imposte dall’emergenza, e seguendo le indicazioni regionali e aziendali», prosegue Sulis in quella che è una vera e propria denuncia sulle condizioni critiche del reparto.
«Ad una situazione che era già insostenibile, poi aggravata dalla mancanza di mezzi indispensabili per la gestione dell'emergenza Covid (ventilatori, defibrillatori, ecografi e dispositivi di protezione, solo per indicarne alcuni), si è posto in parte rimedio solo grazie alle donazioni ricevute». Come dire che se da un lato è stata straordinaria la generosità di enti, aziende, privati cittadini, lo stesso Ordine dei medici che in questi mesi si sono mobilitati per colmare alcune evidenti lacune, in termini di attrezzature, del reparto, è evidente che l’ospedale più importante della provincia sia stato in qualche modo trascurato.
Scrive infatti Sulis: «Oggi, mentre il comparto economico muove passi prudenti nella fase 2 , quello sanitario è drammaticamente fermo alla fase 1. Il diminuito numero di contagi non si accompagna ad una maggiore organizzazione sanitaria, che ancora si dibatte con inefficienze che vanno dalla carenza cronica di personale alla assenza di dotazioni dei mezzi indispensabili alla corretta organizzazione del lavoro nel rispetto rigoroso delle norme previste dal Contratto nazionale di lavoro oltre che oltre che dalle linee guida governative anti-covid. La Ats dovrebbe sollecitamente ed efficacemente intervenire a ristabilire l’effettiva e concreta attuazione delle norme, riorganizzando ed integrando opportunamente gli organici carenti, e la presenza degli strumenti di lavoro adeguati – conclude la nota – perchè è assolutamente inaccettabile che ancora si protragga la situazione di inadempienza ormai cronica che mina profondamente la sicurezza degli operatori sanitari e, di conseguenza, la salute della popolazione».
«Ad una situazione che era già insostenibile, poi aggravata dalla mancanza di mezzi indispensabili per la gestione dell'emergenza Covid (ventilatori, defibrillatori, ecografi e dispositivi di protezione, solo per indicarne alcuni), si è posto in parte rimedio solo grazie alle donazioni ricevute». Come dire che se da un lato è stata straordinaria la generosità di enti, aziende, privati cittadini, lo stesso Ordine dei medici che in questi mesi si sono mobilitati per colmare alcune evidenti lacune, in termini di attrezzature, del reparto, è evidente che l’ospedale più importante della provincia sia stato in qualche modo trascurato.
Scrive infatti Sulis: «Oggi, mentre il comparto economico muove passi prudenti nella fase 2 , quello sanitario è drammaticamente fermo alla fase 1. Il diminuito numero di contagi non si accompagna ad una maggiore organizzazione sanitaria, che ancora si dibatte con inefficienze che vanno dalla carenza cronica di personale alla assenza di dotazioni dei mezzi indispensabili alla corretta organizzazione del lavoro nel rispetto rigoroso delle norme previste dal Contratto nazionale di lavoro oltre che oltre che dalle linee guida governative anti-covid. La Ats dovrebbe sollecitamente ed efficacemente intervenire a ristabilire l’effettiva e concreta attuazione delle norme, riorganizzando ed integrando opportunamente gli organici carenti, e la presenza degli strumenti di lavoro adeguati – conclude la nota – perchè è assolutamente inaccettabile che ancora si protragga la situazione di inadempienza ormai cronica che mina profondamente la sicurezza degli operatori sanitari e, di conseguenza, la salute della popolazione».
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