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cronaca

Fordongianus, alla ricerca di impulsi elettrici

I tecnici dell’Università di Cagliari con speciali apparecchiature sondano aree potenzialmente termali


19 giugno 2020


FORDONGIANUS. Interrotta a causa del Covid-19, è ripresa ieri la ricerca dell'acqua termale finanziata dal Comune. Questa volta, però, trivelle e termocamere non c'entrano.

Le indagini sono state condotte con l'ausilio di una sonda, un dispositivo che permette di individuare l'eventuale presenza di falde acquifere in profondità agendo unicamente in superficie. Le operazioni sono andate avanti per tutto il giorno ma i risultati non si conosceranno prima di due settimane.

Tanto è il tempo necessario per esaminare e decodificare gli elementi raccolti per conto dell'università di Cagliari dai ricercatori del Consorzio interuniversitario nazionale per l' ingegneria delle georisorse.

L'ateneo del capoluogo è il nuovo partner dell'ente locale nel progetto finalizzato a ottenere una concessione mineraria.

Progetto in cui rientra l'esperimento che ieri ha interessato due delle zone individuate con lo studio preliminare ancora escluse dalle perforazioni.

I tecnici hanno lavorato in prossimità della caserma e dell'anfiteatro romano con l'ausilio di cavi elettrici che producevano degli impulsi sul terreno e in profondità. Dalla natura delle risposte a tali sollecitazioni si capirà se in corrispondenza dei punti indagati scorrano o meno vene d'acqua calda.

«Ma per avere dei risultati bisognerà attendere che tutti i dati vengano elaborati». ha spiegato il sindaco Serafino Pischedda. Quello di ieri è l'ultimo tentativo, in ordine di tempo, fatto per localizzare la risorsa termale prima di rimettere in moto le trivelle. I primi test con i fori spia erano stati effettuati alla fine del 2019 ma i tentativi condotti nell'area dell’asilo e in prossimità dell'ambulatorio di guardia medica avevano dato risultati tutt'altro che soddisfacenti. A quel punto si era deciso di fare una ricognizione preliminare con le termocamere, dei congegni in grado di rilevare le variazioni della temperatura del sottosuolo. Le indagini sono state sospese a fine febbraio e sono riprese nei giorni scorsi. Un'unica prova è bastata per interrompere subito la ricerca, che in questo periodo dell'anno rischia di essere falsata dal surriscaldamento del terreno provocato dalle elevate temperature esterne. Ora l'attenzione è rivolta al nuovo strumento d'indagine e a quello che potrà rivelare sul tanto agognato oro di Fordongianus.

Maria Antonietta Cossu

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