Il manager Assl si sfoga: «Me ne vado»
Mariano Meloni pronto alle dimissioni, gradite dalla giunta regionale. Il suo sostituto però sarà nominato solo a metà mese
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ORISTANO. L’ultimo in ordine di tempo due giorni fa. Rivolto ad alcuni primari il direttore della Assl Mariano Meloni si è sfogato senza diplomazia. «È inutile che chiedete conto a me dei problemi delle sale operatorie perché ho fatto quel che ho potuto, e poi da luglio non ci sarò piu. Me ne vado». Non è la prima volta che Meloni annuncia le sue dimissioni, questa volta però ci sono tutte le condizioni perché il gesto di gettare la spugna si trasformi in un addio definitivo. E protocollato. Il suo sostituto non arriverà a tamburo battente. L’Ats potrebbe pescare infatti il sostituto dai partecipanti del bandi di formazione manageriale che si concluderà tra due settimane.
Per Meloni, a meno di repentini e inaspettati dietrofront, sarebbe la conclusione di una vicenda professionale lunga 9 anni. Dirigente amministrativo della Provincia di Nuoro, arrivò nel 2011 dalla Asl di Nuoro a quella di Oristano su scelta della giunta di centro-destra guidata da Cappellacci: Meloni era stato indicato dalla componente sardista della giunta di centro-destra. Dopo tre anni cedette il posto alla sua direttora amministrativa Maria Giovanna Porcu, che rimase sulla tolda di comando della Assl per due anni, sino a fine 2016, quando lo stesso Meloni venne nominato dal direttore della Ats Moirano per la guida della Assl di Oristano. Il suo nome in questa nuova tornata di nomine, giunta Pigliaru, risultò oltremodo gradito al Partito dei Sardi.
Oggi il probabile addio di un direttore non certo sostenuto nelle sue scelte da un ampio fronte politico, sia di centro destra (con in testa il presidente della commissione sanità del consiglio Domenico Gallus) che di centrosinistra.
Impossibile oggi tracciare un bilancio della sua gestione, se non altro perché buona parte delle scelte, a cominciare da quella decisiva della riorganizzazione della rete ospedaliera regionale, sono passate sulla sua testa. Non è un caso che a Meloni venga addebitata proprio l’assenza di una autorevole capacità di incidere sui processi decisionali regionali. Resta il fatto che lascia una sanità fortemente indebolita, di personale e servizi ospedalieri, non adeguatamente compensati da quelli sul territorio. Oggi, forse, l’ultima grana. Il termometro segnerà per il primo pomeriggio 39 gradi in città, ma l’aria condizionata in ospedale sino a ieri non funzionava, con situazioni pericolosamente gravi nelle sale operatorie. Lo scorso anno la Assl si affidò a un servizio di appalto esterno per gestire il sistema di condizionamento. Oggi di quel service non c’è più traccia.(g.cen.)
Per Meloni, a meno di repentini e inaspettati dietrofront, sarebbe la conclusione di una vicenda professionale lunga 9 anni. Dirigente amministrativo della Provincia di Nuoro, arrivò nel 2011 dalla Asl di Nuoro a quella di Oristano su scelta della giunta di centro-destra guidata da Cappellacci: Meloni era stato indicato dalla componente sardista della giunta di centro-destra. Dopo tre anni cedette il posto alla sua direttora amministrativa Maria Giovanna Porcu, che rimase sulla tolda di comando della Assl per due anni, sino a fine 2016, quando lo stesso Meloni venne nominato dal direttore della Ats Moirano per la guida della Assl di Oristano. Il suo nome in questa nuova tornata di nomine, giunta Pigliaru, risultò oltremodo gradito al Partito dei Sardi.
Oggi il probabile addio di un direttore non certo sostenuto nelle sue scelte da un ampio fronte politico, sia di centro destra (con in testa il presidente della commissione sanità del consiglio Domenico Gallus) che di centrosinistra.
Impossibile oggi tracciare un bilancio della sua gestione, se non altro perché buona parte delle scelte, a cominciare da quella decisiva della riorganizzazione della rete ospedaliera regionale, sono passate sulla sua testa. Non è un caso che a Meloni venga addebitata proprio l’assenza di una autorevole capacità di incidere sui processi decisionali regionali. Resta il fatto che lascia una sanità fortemente indebolita, di personale e servizi ospedalieri, non adeguatamente compensati da quelli sul territorio. Oggi, forse, l’ultima grana. Il termometro segnerà per il primo pomeriggio 39 gradi in città, ma l’aria condizionata in ospedale sino a ieri non funzionava, con situazioni pericolosamente gravi nelle sale operatorie. Lo scorso anno la Assl si affidò a un servizio di appalto esterno per gestire il sistema di condizionamento. Oggi di quel service non c’è più traccia.(g.cen.)
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