Reflui anche a Siamaggiore, il sì è vicino
di Davide Pinna
La Shift presenta alla Regione l’elenco dei possibili conferitori: ci sono tutti i depuratori di Abbanoa e quello di Ottana
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SIAMAGGIORE. Mentre infuria la polemica e la battaglia giudiziaria sull’impianto di stoccaggio e trattamento fanghi di Magomadas si apre un altro fronte che potrebbe generare altrettante polemiche considerando anche quello che accadde negli anni scorsi. Vanno infatti avanti le procedure per l’apertura di uno stabilimento simile a quello della Geco in Planargia anche nella zona industriale di Siamaggiore, a ridosso della 131. Già nel 2018, quando il progetto era stato presentato ai cittadini di Siamaggiore, si erano destate parecchie preoccupazioni fra i residenti, con annesse polemiche fra l’allora sindaca Anita Pili, oggi assessora regionale all’Industria, e Nino Villa Santa, amministratore della società proponente.
Il Comune, dopo l’iniziale possibilismo, aveva successivamente virato su una posizione di contrarietà. La procedura di Valutazione di impatto ambientale era quindi cominciata ufficialmente a luglio dell’anno scorso, con la presentazione del progetto agli uffici regionali da parte di Shift, la principale azienda sarda del settore di recupero e smaltimento dei fanghi prodotti durante i processi di depurazione delle acque.
Dopo un anno di stallo del procedimento, arrivano ora le risposte dell’azienda alle richieste di chiarimenti da parte del Savi e fra i nuovi documenti spunta l’elenco dei futuri conferitori dei fanghi di potabilizzazione, uno dei quali è quasi sicuramente destinato a far discutere. Sono sedici i depuratori che si serviranno del nuovo impianto di Siamaggiore, qualora dovesse ricevere il via libera dalla Regione: quindici appartengono ad Abbanoa e sono collocati in tutto il Nord Sardegna, da Monteleone Rocca Doria fino a Siniscola e ancora più su fino alla Gallura e al Sassarese. L’ultimo dell’elenco però è più vicino. Si trova a meno di un’ora di macchina da Siamaggiore ed è quello della zona industriale di Ottana, sul quale si sono accesi vari scontri istituzionali negli ultimi anni tra la Provincia di Nuoro e il locale Consorzio industriale, a causa della rilevazione seguita alle analisi effettuate dall’Arpas di tassi elevati di materiali inquinanti nei terreni circostanti e nelle acque sotterranee.
Sull’eventuale produzione di odori fastidiosi nel nuovo stabilimento di Siamaggiore, la Shift nelle 107 pagine di progetto depositate negli uffici del Servizio Valutazioni Ambientali della Regione non ha dubbi: «Il fango si presenta di colore marrone e consistenza assimilabile ad un terreno bagnato, generalmente non rilascia emissioni odorifere» si legge, tanto che più avanti così si specifica: «Non si ritiene necessario dotare l’impianto dedicato alla potabilizzazione di un sistema di abbattimento degli odori».
Il processo di essiccazione dei fanghi, necessario per abbatterne il peso attraverso l’eliminazione dell’acqua, avverrà senza l’utilizzo di additivi chimici o di carburanti fossili: «Il trattamento previsto per l’essiccamento dei fanghi sfrutta l’azione del sole e del vento per consentire una parziale evaporazione dell’acqua in essi presente, senza l’aggiunta di reagenti chimici che, pur favorendo una maggiore velocità di essiccamento, andrebbero a modificare le caratteristiche chimico-fisiche del fango stesso».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il Comune, dopo l’iniziale possibilismo, aveva successivamente virato su una posizione di contrarietà. La procedura di Valutazione di impatto ambientale era quindi cominciata ufficialmente a luglio dell’anno scorso, con la presentazione del progetto agli uffici regionali da parte di Shift, la principale azienda sarda del settore di recupero e smaltimento dei fanghi prodotti durante i processi di depurazione delle acque.
Dopo un anno di stallo del procedimento, arrivano ora le risposte dell’azienda alle richieste di chiarimenti da parte del Savi e fra i nuovi documenti spunta l’elenco dei futuri conferitori dei fanghi di potabilizzazione, uno dei quali è quasi sicuramente destinato a far discutere. Sono sedici i depuratori che si serviranno del nuovo impianto di Siamaggiore, qualora dovesse ricevere il via libera dalla Regione: quindici appartengono ad Abbanoa e sono collocati in tutto il Nord Sardegna, da Monteleone Rocca Doria fino a Siniscola e ancora più su fino alla Gallura e al Sassarese. L’ultimo dell’elenco però è più vicino. Si trova a meno di un’ora di macchina da Siamaggiore ed è quello della zona industriale di Ottana, sul quale si sono accesi vari scontri istituzionali negli ultimi anni tra la Provincia di Nuoro e il locale Consorzio industriale, a causa della rilevazione seguita alle analisi effettuate dall’Arpas di tassi elevati di materiali inquinanti nei terreni circostanti e nelle acque sotterranee.
Sull’eventuale produzione di odori fastidiosi nel nuovo stabilimento di Siamaggiore, la Shift nelle 107 pagine di progetto depositate negli uffici del Servizio Valutazioni Ambientali della Regione non ha dubbi: «Il fango si presenta di colore marrone e consistenza assimilabile ad un terreno bagnato, generalmente non rilascia emissioni odorifere» si legge, tanto che più avanti così si specifica: «Non si ritiene necessario dotare l’impianto dedicato alla potabilizzazione di un sistema di abbattimento degli odori».
Il processo di essiccazione dei fanghi, necessario per abbatterne il peso attraverso l’eliminazione dell’acqua, avverrà senza l’utilizzo di additivi chimici o di carburanti fossili: «Il trattamento previsto per l’essiccamento dei fanghi sfrutta l’azione del sole e del vento per consentire una parziale evaporazione dell’acqua in essi presente, senza l’aggiunta di reagenti chimici che, pur favorendo una maggiore velocità di essiccamento, andrebbero a modificare le caratteristiche chimico-fisiche del fango stesso».
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