Scontro nel centro destra per la direzione dell’Assl
di Enrico Carta
Bruciata la candidatura di Valentina Marras proposta da Domenico Gallus Tra i consiglieri regionali di maggioranza un vertice infuocato e così resta Meloni
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ORISTANO. La bufera che non ti aspetti, o forse sì, arriva in piena estate. Con l’Assl già in mezzo alle onde causate dal maremoto del Covid e dalla ripartenza della sanità che non si vede, ecco che il centro destra litiga. La sostituzione del direttore dell’Assl, il dimissionario Mariano Meloni, ha fatto da detonatore facendo scoppiare la guerra tra i consiglieri regionali del territorio che siedono tra i banchi della maggioranza e i vari partiti che rappresentano. Per giunta, tutto questo avviene quando, da sindacati, ordine dei medici e pazienti, si alza il volume della protesta, perché il ritorno alla normalità è ben lontano e la sanità oristanese naviga a vista come se l’emergenza fosse ancora dentro casa.
La lettera di dimissioni di Mariano Meloni è ciò che ha dato la stura allo scontro. E non certo perché il manager goda dei favori dell’attuale maggioranza in consiglio regionale, visto che la sua impronta era quella del Partito dei Sardi. Come accadeva nel medioevo, la sua abdicazione è stata però il motivo per far scoppiare la guerra di successione. Il primo a puntare diritto sul trono di direttore dell’Assl era stato Domenico Gallus, che avrebbe visto bene l’incoronazione della dottoressa Valentina Marras. Il consigliere regionale dell’Udc ha però sbagliato i tempi dell’investitura e così l’unico risultato che ha avuto è stato quello di bruciare l’unica figura interna all’Assl, e per di più del territorio, che avesse i requisiti per aspirare alla direzione.
Gli altri consiglieri di centro destra, eccezion fatta per Annalisa Mele (Lega) che all’Assl lavora e che è rimasta un po’ defilata, hanno immediatamente mostrato il semaforo rosso all’operazione. Sono stati soprattutto Alfonso Marras (Riformatori) ed Emanuele Cera (Forza Italia) a scuotere il capo e sbattere i pugni sul tavolo, ma anche da Francesco Mura (Fratelli d’Italia) è arrivato uno no insindacabile. A far saltare il banco e anche la successione alla seggiola non è stato tanto lo scarso gradimento verso Valentina Marras, quanto la fuga in avanti di Gallus che è stata gradita pochino pochino dagli altri componenti della maggioranza.
Non che ognuno voglia mettere la propria bandiera sulla sanità, ma tutti gli altri hanno chiarito, non sempre con toni cortesi, che una decisione come quella della scelta del dirigente dell’Assl non può essere presa se non dietro un accordo che avviene al tavolo politico. L’effetto di questo scontro sembra uno solo ovvero quello di aver convinto in presidente della giunta regionale, Christian Solinas, a mettere tutta la vicenda in congelatore, lasciando ancora Mariano Meloni al suo posto e la sanità in un limbo in cui mancano la programmazione e le direttive per rimettere in moto la macchina.
A breve, il 3 agosto, la riforma della sanità regionale sarà esaminata dal Consiglio che conta di liquidare la pratica prima delle ferie estive. Ciò significa comunque che la decisione sul nuovo direttore dell’Assl non è imminente e che si dovrebbe arrivare per lo meno all’autunno, prima che dal mazzo esca il nome giusto o, meglio, che metta d’accordo le varie anime del centro destra.
Nel frattempo la Federazione italiana dei medici di famiglia e l’Ordine provinciale dei medici sono autori dell’ennesima protesta di questo travagliato periodo. Una lettera, rivolta all’assessore regionale Mario Nieddu, al direttore dell’Ats e allo stesso Mariano Meloni, espone il grave problema dell’organizzazione del lavoro da parte dei medici di famiglia, ancora senza direttive chiare per il dopo emergenza e senza presidi di protezione. Servirebbe un’Assl salda, ma in questo momento non c’è.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La lettera di dimissioni di Mariano Meloni è ciò che ha dato la stura allo scontro. E non certo perché il manager goda dei favori dell’attuale maggioranza in consiglio regionale, visto che la sua impronta era quella del Partito dei Sardi. Come accadeva nel medioevo, la sua abdicazione è stata però il motivo per far scoppiare la guerra di successione. Il primo a puntare diritto sul trono di direttore dell’Assl era stato Domenico Gallus, che avrebbe visto bene l’incoronazione della dottoressa Valentina Marras. Il consigliere regionale dell’Udc ha però sbagliato i tempi dell’investitura e così l’unico risultato che ha avuto è stato quello di bruciare l’unica figura interna all’Assl, e per di più del territorio, che avesse i requisiti per aspirare alla direzione.
Gli altri consiglieri di centro destra, eccezion fatta per Annalisa Mele (Lega) che all’Assl lavora e che è rimasta un po’ defilata, hanno immediatamente mostrato il semaforo rosso all’operazione. Sono stati soprattutto Alfonso Marras (Riformatori) ed Emanuele Cera (Forza Italia) a scuotere il capo e sbattere i pugni sul tavolo, ma anche da Francesco Mura (Fratelli d’Italia) è arrivato uno no insindacabile. A far saltare il banco e anche la successione alla seggiola non è stato tanto lo scarso gradimento verso Valentina Marras, quanto la fuga in avanti di Gallus che è stata gradita pochino pochino dagli altri componenti della maggioranza.
Non che ognuno voglia mettere la propria bandiera sulla sanità, ma tutti gli altri hanno chiarito, non sempre con toni cortesi, che una decisione come quella della scelta del dirigente dell’Assl non può essere presa se non dietro un accordo che avviene al tavolo politico. L’effetto di questo scontro sembra uno solo ovvero quello di aver convinto in presidente della giunta regionale, Christian Solinas, a mettere tutta la vicenda in congelatore, lasciando ancora Mariano Meloni al suo posto e la sanità in un limbo in cui mancano la programmazione e le direttive per rimettere in moto la macchina.
A breve, il 3 agosto, la riforma della sanità regionale sarà esaminata dal Consiglio che conta di liquidare la pratica prima delle ferie estive. Ciò significa comunque che la decisione sul nuovo direttore dell’Assl non è imminente e che si dovrebbe arrivare per lo meno all’autunno, prima che dal mazzo esca il nome giusto o, meglio, che metta d’accordo le varie anime del centro destra.
Nel frattempo la Federazione italiana dei medici di famiglia e l’Ordine provinciale dei medici sono autori dell’ennesima protesta di questo travagliato periodo. Una lettera, rivolta all’assessore regionale Mario Nieddu, al direttore dell’Ats e allo stesso Mariano Meloni, espone il grave problema dell’organizzazione del lavoro da parte dei medici di famiglia, ancora senza direttive chiare per il dopo emergenza e senza presidi di protezione. Servirebbe un’Assl salda, ma in questo momento non c’è.
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