Condannato l’aggressore del ginecologo
di Michela Cuccu
Il medico specialista era stato assalito nel suo studio da un parente di una paziente che ne contestava la visita
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ORISTANO. Aveva massacrato di botte il ginecologo che la mattina prima, in ospedale, aveva visitato a suo parere in maniera poco professionale, la compagna di suo figlio. Ieri, il giudice monocratico del tribunale di Oristano, Marco Mascia, ha condannato l’aggressore a tre anni e sei mesi di reclusione oltre al pagamento di una provvisionale di 3.500 euro quale primo e parziale risarcimento per i gravi danni provocati al medico, in attesa che sia il tribunale civile a pronunciarsi in merito.
Protagonisti della vicenda che risale al 9 aprile del 2015, sono un cittadino serbo residente a Cagliari, Gianni Jankovic, e il ginecologo oristanese Bruno Lacu, professionista molto noto anche per essere stato in passato, primario all’ospedale di Ghilarza e direttore sanitario dell’Asl di Oristano.
Quel pomeriggio di cinque anni fa, Jankovic si era presentato nello studio privato del dottor Lacu, in un palazzo di via Sardegna, chiedendo di poter parlare col medico. La segretaria, non intuendo le intenzioni di colui che si era presentato in studio, lo fece accomodare in sala d’aspetto. Fu quando il medico si affacciò dalla porta dell’ambulatorio, che Jankovic gli si avventò contro tempestandolo di pugni per poi fuggire lasciando la vittima sul pavimento, tramortita.
Fu necessario l’intervento di un altro medico per prestare le prime cure al dottor Lacu, successivamente portato in ambulanza all’ospedale dove venne ricoverato prima che gli fosse assegnata una prognosi di 60 giorni per emorragia cerebrale e contusioni multiple. Nel frattempo la polizia avviò subito le indagini, di sicuro non facili. Non c’era, all’inizio, un possibile movente di quella aggressione e nemmeno la vittima seppe fornire le indicazioni che gli inquirenti speravano di avere. In realtà quando fu identificato il presunto aggressore si capì che questi contestava al medico la mancanza di professionalità durante la visita della nuora.
Assistito dall’avvocato Alberto Marcias, Gianni Jankovic ha continuato a negare di essere il protagonista dell’aggressione, tanto che il legale, contestando le modalità utilizzate dagli inquirenti per individuare il suo assistito, attraverso delle fotografie che secondo l’avvocato erano poco chiare, aveva chiesto per lui l’assoluzione fin dall’udienza davanti al giudice per le udienze preliminari che lo aveva rinviato a giudizio per lesioni gravissime.
Nel frattempo, Bruno Lacu, assistito dall’avvocato Raffaele Miscali e l’Ordine dei medici, tutelato dall’avvocato Samantha Baglieri si erano costituiti parte civile. Ieri mattina, il giudice monocratico Marco Maxia, accogliendo le richieste del pubblico ministero, Marcello Floris, ha pronunciato la sentenza di condanna nei confronti dell’aggressore.
Protagonisti della vicenda che risale al 9 aprile del 2015, sono un cittadino serbo residente a Cagliari, Gianni Jankovic, e il ginecologo oristanese Bruno Lacu, professionista molto noto anche per essere stato in passato, primario all’ospedale di Ghilarza e direttore sanitario dell’Asl di Oristano.
Quel pomeriggio di cinque anni fa, Jankovic si era presentato nello studio privato del dottor Lacu, in un palazzo di via Sardegna, chiedendo di poter parlare col medico. La segretaria, non intuendo le intenzioni di colui che si era presentato in studio, lo fece accomodare in sala d’aspetto. Fu quando il medico si affacciò dalla porta dell’ambulatorio, che Jankovic gli si avventò contro tempestandolo di pugni per poi fuggire lasciando la vittima sul pavimento, tramortita.
Fu necessario l’intervento di un altro medico per prestare le prime cure al dottor Lacu, successivamente portato in ambulanza all’ospedale dove venne ricoverato prima che gli fosse assegnata una prognosi di 60 giorni per emorragia cerebrale e contusioni multiple. Nel frattempo la polizia avviò subito le indagini, di sicuro non facili. Non c’era, all’inizio, un possibile movente di quella aggressione e nemmeno la vittima seppe fornire le indicazioni che gli inquirenti speravano di avere. In realtà quando fu identificato il presunto aggressore si capì che questi contestava al medico la mancanza di professionalità durante la visita della nuora.
Assistito dall’avvocato Alberto Marcias, Gianni Jankovic ha continuato a negare di essere il protagonista dell’aggressione, tanto che il legale, contestando le modalità utilizzate dagli inquirenti per individuare il suo assistito, attraverso delle fotografie che secondo l’avvocato erano poco chiare, aveva chiesto per lui l’assoluzione fin dall’udienza davanti al giudice per le udienze preliminari che lo aveva rinviato a giudizio per lesioni gravissime.
Nel frattempo, Bruno Lacu, assistito dall’avvocato Raffaele Miscali e l’Ordine dei medici, tutelato dall’avvocato Samantha Baglieri si erano costituiti parte civile. Ieri mattina, il giudice monocratico Marco Maxia, accogliendo le richieste del pubblico ministero, Marcello Floris, ha pronunciato la sentenza di condanna nei confronti dell’aggressore.
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