L’Alberghiero nel caos: la ripresa è da inventare
di Michela Cuccu
Lezioni ancora da casa, i laboratori ospiteranno pochi alunni per volta Il dirigente Demuro: «Mascherine per tutti? Ne servirebbero 1500 al giorno»
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ORISTANO. «Stiamo organizzando il caos: è una battuta, ovviamente, ma molto vicina alla realtà». Gian Domenico Demuro, dirigente scolastico dell’Istituto Don Deodato Meloni, 1200 studenti suddivisi in quattro corsi di studio (Agraria, Alberghiero, Odontotecnica e Servizi Sociali) ha la sola certezza che buona parte delle lezioni continuerà a svolgersi “in remoto”. Dunque, dal 22 settembre, studenti ancora a casa davanti al computer, almeno per quel che riguarda le lezioni più teoriche. Quelle pratiche, che in un istituto professionale si svolgono in laboratorio, si faranno ovviamente in presenza. «Probabilmente si faranno più turni, per tutto – dice il dirigente – perché è impensabile che, in tempi di emergenza sanitaria, si possa stipare una classe di venti studenti dell'Alberghiero nell'unico laboratorio di cucina che abbiamo a disposizione, che invece ne può contenere al massimo la metà». È solo un esempio dell’infinità di problemi che l'istituto scolastico più frequentato della provincia sta cercando di affrontare. Istituto diviso in tre plessi: l'Agraria a Nuraxinieddu, dove c'è anche il convitto che ospita 90 studenti di tutti i corsi; a Oristano, in via Carducci l'Alberghiero con alcune classi ospitate, assieme ai corso per odontotecnici e servizi sociali al “Mossa” di viale Diaz. «Sicuramente, per i soli laboratori che riguardano tutti i corsi di studio avremo bisogno di più personale, almeno dieci tra docenti e tecnici – dice Demuro – ma i problemi ci saranno per tutte le materie: non ho gli spazi per ospitare contemporaneamente tutti gli studenti di una classe. Certo, stiamo verificando l’uso di spazi più ampi, come le sale riunioni, ma non saranno sufficienti. E qui dobbiamo garantire la sicurezza di studenti e personale e contemporaneamente la didattica». Al vaglio c'è l'ipotesi di far seguire le lezioni in presenza dimezzando le classi. « Li faremo però alternare: una parte per una settimana verrà a scuola, l'altra seguirà da casa e viceversa». Stessa ipotesi si profila anche per il convitto: per farci stare tutti gli studenti che ne hanno diritto, l'ipotesi è quella di farli soggiornare a settimane alterne. Al contrario del suo collega del Liceo classico, che per ovviare alla mancanza di banchi monoposto ha deciso di far entrare tutti in aula ma con l'obbligo della mascherina per tutta la lezione, Demuro spiega di non poter minimamente prendere in considerazione questa strada: «Ci servirebbero, fra studenti e personale, 1500 mascherine al giorno, che non abbiamo». Su tutto però, grava l'incognita dei servizi di trasporto. «Gli studenti pendolari sono il 90 per cento – dice Demuro – se l’Arst non raddoppierà il numero degli autobus in servizio per ogni corsa, il rischio è che molti dei nostri ragazzi rimanga a terra, cosa che in realtà avveniva spesso anche prima del Covid-19. Ancora però non sappiamo come si organizzerà l’azienda dei trasporti che solo a partire dal 22 attiverà le corse dedicate per gli studenti. Anche per questo motivo siamo stati costretti a rinviare i corsi di recupero che riguardano un migliaio di studenti».
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