Una cittadella studentesca per fermare la fuga dalle scuole

ORISTANO. Una cittadella studentesca per contrastare l’abbandono scolastico. Il problema è annoso, ma adesso, epoca di pandemia, rischia di aggravarsi. L’idea parte dalla Cgil che in provincia vuol...

ORISTANO. Una cittadella studentesca per contrastare l’abbandono scolastico. Il problema è annoso, ma adesso, epoca di pandemia, rischia di aggravarsi. L’idea parte dalla Cgil che in provincia vuol avviare un progetto, rivolto in particolare agli studenti che vivono lontani dalle località in cui hanno sede le scuole e sono i più esposti al rischio di non terminare il corso di studi. La proposta è quella di dare ospitalità ai ragazzi pendolari in strutture apposite, con personale specifico e assunto per questa esigenza. I costi, oltre che dal Comune della città ospitante, potranno essere suddivisi anche tra i Comuni di provenienza degli studenti.

Il progetto, che punta a mettere insieme enti locali, scuola e volontariato, è già stato presentato all’amministrazione del capoluogo che ora dovrà valutarne la fattibilità. Andrea Sanna, segretario generale della Cgil ha spiega quanto prioritario possa essere il progetto: «Saranno seguiti e contemporaneamente avranno un luogo in cui studiare».

È solo una parte di un ampio programma battezzato “Contrasto alla povertà educativa” presentato oltre che da Andrea Sanna, anche dal segretario provinciale della Flc, Antonello Cossu, da Caterina Cocco della Cgil confederale regionale e dal consulente della Flc nazionale, Ivo Vacca. L’idea della student town ha un precedente. A Terralba il Comune ha sostenuto i costi per ampliare il tempo che gli studenti delle superiori trascorrono a scuola, seguiti da coach che li hanno guidati in varie attività per stimolare l’interesse nel proseguire gli studi. «Il lockdown ha imposto la sospensione, ma l’attività riprenderà a breve», hanno spiegato i sindacalisti. La preoccupazione è quella che l’incertezza legata alla pandemia possa provocare ulteriori abbandoni. Nella Sardegna con il 23% della popolazione fra i 15 e 24 anni che non completa alcun corso di studi rispetto al 14,5% della media nazionale, la provincia ha percentuali da allarme sociale. I più esposti sono i ragazzi che vivono nei piccoli centri distanti dalle superiori. Se a Villaverde e Asuni, rispettivamente con l’82,4% e 81,3% si registrano i record negativi di abbandoni scolastici, le percentuali crollano nei centri vicini o dotati di scuole superiori, come Abbasanta dove ci si ferma al 12,3%, Oristano con il 19,9%, Ales col 20%.

Non va meglio con i punteggi Invalsi che vedono la provincia raggiungere le valutazioni più basse dell’isola. Nel 2017, 155,7 per competenze alfabetiche contro 183,46 di Nuoro. Peggio è andata per la matematica: a Oristano il punteggio si è fermato a 151,6 mentre Sassari è arrivata a 176,5. Secondo i sindacati, il fenomeno della povertà educativa incide ed è collegato a denatalità ed emigrazione giovanile, cresciuta negli ultimi due anni del 69%, passando dai mille emigrati del 2002 ai 4mila del 2019.

«Lasciare che i giovani non concludano gli studi significa escluderli dalla possibilità di trovare un lavoro – hanno spiegato –. Un territorio che non investa nell’istruzione è destinato a impoverirsi ulteriormente». Il tema dell’istruzione non può più essere affrontato dalla singola istituzione ma attraverso le Unioni dei Comuni. Su questo fronte Cgil, Cisl e Uil hanno proposto l’istituzione delle conferenze territoriali per che hanno già svolto i primi quattro incontri. Intanto, a Oristano, riprenderanno i corsi della Scuola del popolo, che da quest’anno opererà d’intesa con il Centro provinciale di istruzione per gli adulti.

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