Dal cilindro spunta un nuovo progetto per il porticciolo

Nei piani del Comune affiancherà quello definanziato Anche in questo caso è caccia ai soldi per fare i lavori

ORISTANO. Le carte in tavola continuano a cambiare e sul porticciolo di Torregrande ora il Comune punta a un nuovo progetto, che si possa affiancare a quello originale che riguarderà, ormai è una certezza, solo la manutenzione delle strutture terrestri e degli impianti, la cui situazione critica costituisce un pericolo per l’incolumità degli utenti.

Dotato di 600 posti barca, 400 per i diportisti e 200 per i pescatori, il porto di Torregrande è l’unica struttura destinata ai diportisti tra Bosa e il Sulcis, ma il suo sviluppo è bloccato da alcuni limiti. In primo luogo c’è l’insabbiamento del fondale, che impedisce il transito in sicurezza alle barche con un pescaggio superiore ai due metri. Poi c’è il problema della divisione degli spazi fra i pescatori e diportisti. Al momento però, ci si limiterà alla manutenzione dell’esistente, anche se è inutile parlare di coperture finanziarie.

Quella per il primo progetto esiste solo sul piano delle promesse, la giunta regionale ha infatti tolto ad agosto il finanziamento da 5 milioni a causa dei ritardi accumulati dalle ultime due amministrazioni comunali. Il sindaco Lutzu e l’assessore regionale ai Trasporti Roberto Frongia hanno garantito che i soldi saranno stanziati nuovamente in autunno, con la condizione che sia pronto il progetto definitivo. C’è ancora qualche mese, dunque, ma le certezze non ci sono.

Per il secondo progetto, appena spuntato dal cassetto e il cui titolo è “Riorganizzazione e ampliamento del porto turistico e peschereccio di Torregrande”, si compiono appena i primi passi: il Comune ne ha infatti affidato la redazione alla Sispi di Napoli, che già si occupava della progettazione del primo intervento. Ma perché due progetti distinti? La questione è semplice, e può essere sintetizzata con la parola fretta. La Regione, visto il rischio di perdere il finanziamento statale, ha infatti preteso che si eviti qualsiasi intervento che abbia necessità di lunghi iter burocratici per essere autorizzato e quindi «ha chiesto al Comune di prevedere solo opere di mera manutenzione e che non abbiano incidenza su aspetti che necessitino di pareri, nullaosta o autorizzazioni di carattere ambientale» si legge nella determina di affidamento del Comune.

Il problema è che in dieci anni il Comune non è riuscito ad arrivare al progetto definitivo, anche perché sul dragaggio l’ottimismo iniziale ha lasciato spazio al realismo. Non si tratta infatti solo di spostare il fango e la sabbia fuori dall’area portuale, troppo alto l’inquinamento: sono rifiuti speciali che vanno conferiti in discarica, con annessa crescita esponenziale dei costi.

I 5 milioni, originariamente divisi tra dragaggio e riqualificazione delle opere a terra, vengono dunque prima spostati integralmente sugli interventi strutturali e poi definanziati dalla Regione. Ma con quelle importanti risorse non si potrà fare altro che la manutenzione, finalizzata «alla salvaguardia della pubblica e privata incolumità, per il ripristino e la rifunzionalizzazione degli impianti con interventi di manutenzione straordinaria». Gli altri problemi strutturali saranno affrontati nel secondo progetto. Poi partirà la ricerca del finanziamento, che per quel che riguarda il porticciolo di Torregrande ha ormai assunto i connotati dell’introvabile Sacro Graal.

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