Oristano, positivi in corsia al San Martino: blindati i reparti
Eleonora Caddeo
Niente più area “grigia”: i pazienti ricoverati prima dell’esito del test. E c’è un solo medico per processare i tamponi
3 MINUTI DI LETTURA
ORISTANO. È caos al San Martino. Il virus arriva in corsia, e non si tratta dell’ala infettiva dedicata dai pazienti ospedalizzati ma dei reparti di medicina e di cardiologia dove, alcuni degenti, ospedalizzati e in osservazione in stanze dedicate in attesa dell’esito del tampone, sono risultati positivi. Per precauzione, da ieri, le due corsie sono state chiuse ai visitatori, ed è comparso per alcune ore un cartello all’ingresso del padiglione che ospita la degenza maschile e femminile di medicina.
«Si informano i familiari dei pazienti degenti – si leggeva nel documento firmato dal responsabile facente funzioni del reparto, Cinzia Cuccus – che a causa di casi di infezione da virus Sars covid-19 verificatisi all’interno dell’ospedale e dell’aumento notevole dei casi asintomatici nel territorio, a partire da oggi sono temporaneamente sospese le visite ai pazienti ricoverati». Il cartello è stato rimosso, secondo ambienti sanitari per «non spaventare», ma il divieto rimane. In serata nuovo cartello, anonimo, che prevede controlli all’ingresso e visite con orari e giorni a seconda dei numeri di letto, al massimo però per 20 minuti.
I tamponi non vengono lavorati qui ma a Cagliari. L’esito arriva non prima di 48-72 ore. Nel frattempo si ricovera, senza alcun reparto “filtro”. E così un ricoverato positivo al terzo giorno di ricovero ha messo in crisi il reparto. A questo elemento si aggiunge la carenza di personale, che tra gli altri problemi ha portato ad avere un solo medico, il responsabile del servizio, nel laboratorio analisi.
L’assenza di un reparto filtro, i tempi lunghi per i referti, l’impossibilità di processare i tamponi tutti a Oristano ha creato una situazione di difficoltà in medicina e in cardiologia, già in affanno perchè sotto organico e costretti a garantire servizi come l’osservazione breve intensiva (Obi) prima garantito dal pronto soccorso, pure in difficoltà.
Ma l’emergenza prosegue anche a livello territoriale. Secondo la denuncia di alcuni medici di medicina generale, l’unità speciale di continuità assistenziale (Usca), che dovrebbe garantire il servizio domiciliare per i casi positivi al Covid-19 domiciliati, oltre che ai pazienti in isolamento in attesa dell’esito del tampone, non sta funzionando. Dei cinque medici più tre infermieri di cui era composta l’unità, sono rimasti in attività solo tre medici, mentre gli infermieri sarebbero stati dirottati al servizio tamponi.
«Uno dei tre infermieri continua a fare Usca nel pomeriggio – precisa l’Assl – i medici possono svolgere il servizio da soli, non hanno bisogno degli infermieri. A breve il servizio Usca potrebbe essere rafforzato da alcuni dei tre medici che stavano svolgendo il servizio, concluso pochi giorni fa, delle guardie turistiche». «La volontà non è fare polemica ma trovare soluzioni – replica Antonio Sulis, presidente dell’ordine dei medici – e secondo quanto denunciato da alcuni colleghi, i medici dell’Usca non hanno presidi di sicurezza e non possono recarsi a svolgere un servizio domiciliare. Iil numero di medici e infermieri era stato modulato in base ai numeri dei contagi di inizio pandemia, quanto Oristano era quasi un’isola felice, oggi, che il dato è ribaltato, dovrebbero essere rivisti».
L’Ordine dei medici sostiene i sindaci della Provincia nella difesa di tutti i presidi ospedalieri e si dice preoccupato per il prossimo futuro. «Il sistema fa acqua da tutte le parti – conclude Sulis – sia sul fronte della sicurezza, che su quello del personale operativo. L’ospedale mostra tutte la sue criticità, depotenziato e impoverito, si è trovato ad affrontare una situazione di gravità e di emergenza senza le risorse umane e materiali per arginare al meglio l’ondata del virus».
«Si informano i familiari dei pazienti degenti – si leggeva nel documento firmato dal responsabile facente funzioni del reparto, Cinzia Cuccus – che a causa di casi di infezione da virus Sars covid-19 verificatisi all’interno dell’ospedale e dell’aumento notevole dei casi asintomatici nel territorio, a partire da oggi sono temporaneamente sospese le visite ai pazienti ricoverati». Il cartello è stato rimosso, secondo ambienti sanitari per «non spaventare», ma il divieto rimane. In serata nuovo cartello, anonimo, che prevede controlli all’ingresso e visite con orari e giorni a seconda dei numeri di letto, al massimo però per 20 minuti.
I tamponi non vengono lavorati qui ma a Cagliari. L’esito arriva non prima di 48-72 ore. Nel frattempo si ricovera, senza alcun reparto “filtro”. E così un ricoverato positivo al terzo giorno di ricovero ha messo in crisi il reparto. A questo elemento si aggiunge la carenza di personale, che tra gli altri problemi ha portato ad avere un solo medico, il responsabile del servizio, nel laboratorio analisi.
L’assenza di un reparto filtro, i tempi lunghi per i referti, l’impossibilità di processare i tamponi tutti a Oristano ha creato una situazione di difficoltà in medicina e in cardiologia, già in affanno perchè sotto organico e costretti a garantire servizi come l’osservazione breve intensiva (Obi) prima garantito dal pronto soccorso, pure in difficoltà.
Ma l’emergenza prosegue anche a livello territoriale. Secondo la denuncia di alcuni medici di medicina generale, l’unità speciale di continuità assistenziale (Usca), che dovrebbe garantire il servizio domiciliare per i casi positivi al Covid-19 domiciliati, oltre che ai pazienti in isolamento in attesa dell’esito del tampone, non sta funzionando. Dei cinque medici più tre infermieri di cui era composta l’unità, sono rimasti in attività solo tre medici, mentre gli infermieri sarebbero stati dirottati al servizio tamponi.
«Uno dei tre infermieri continua a fare Usca nel pomeriggio – precisa l’Assl – i medici possono svolgere il servizio da soli, non hanno bisogno degli infermieri. A breve il servizio Usca potrebbe essere rafforzato da alcuni dei tre medici che stavano svolgendo il servizio, concluso pochi giorni fa, delle guardie turistiche». «La volontà non è fare polemica ma trovare soluzioni – replica Antonio Sulis, presidente dell’ordine dei medici – e secondo quanto denunciato da alcuni colleghi, i medici dell’Usca non hanno presidi di sicurezza e non possono recarsi a svolgere un servizio domiciliare. Iil numero di medici e infermieri era stato modulato in base ai numeri dei contagi di inizio pandemia, quanto Oristano era quasi un’isola felice, oggi, che il dato è ribaltato, dovrebbero essere rivisti».
L’Ordine dei medici sostiene i sindaci della Provincia nella difesa di tutti i presidi ospedalieri e si dice preoccupato per il prossimo futuro. «Il sistema fa acqua da tutte le parti – conclude Sulis – sia sul fronte della sicurezza, che su quello del personale operativo. L’ospedale mostra tutte la sue criticità, depotenziato e impoverito, si è trovato ad affrontare una situazione di gravità e di emergenza senza le risorse umane e materiali per arginare al meglio l’ondata del virus».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
