Serpentone di auto per la sanità negata
di Maria Antonietta Cossu
Continuano le proteste contro la cancellazione dei servizi medici nel Guilcer, con il forte ridimensionamento del Delogu
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ABBASANTA. Il frastuono dei clacson e gli slogan stampati sugli striscioni appesi ai finestrini delle macchine in processione sull'arteria principale della Sardegna per attirare l'attenzione di una Regione accusata di restare indifferente al grido di dolore delle comunità che si vedono negare o limitare l'accesso alle cure previste nelle strutture sanitarie dell'Oristanese. Ieri mattina è andata in scena la protesta organizzata dal comitato di salvaguardia del Delogu per sollecitare la riapertura del punto di primo intervento di Ghilarza, la riorganizzazione della rete ospedaliera provinciale e l'iniezione del personale sanitario necessaria a dare linfa al sistema. Il lungo serpentone formato da un centinaio di veicoli ha preso le mosse dall'area espositiva di Losa alle 10,45 per dirigersi verso Paulilatino, dove ha invertito la marcia. Ma la protesta non morirà sull'asfalto della Carlo Felice se la giunta regionale non dimostrerà nei fatti di voler colmare le annose carenze della rete ospedaliera. Tempo un mese e se non si vedrà un cambio di rotta sarà avviata una nuova mobilitazione e si andrà avanti a oltranza fino a quando la sbandierata volontà politica di rimettere mano a una sanità disastrata non si tradurrà nella pratica. «È uno scandalo che il consiglio regionale, il presidente Solinas e il suo esecutivo non rispettino la legge che loro stessi hanno voluto», ha affermato Raffaele Manca, esponente del movimento popolare. Il piano di riorganizzazione citato dal leader degli attivisti prevedeva per il Delogu, oltre a una cura ricostituente complessiva, il funzionamento di un presidio d'emergenza dotato di un organico proprio. «E invece è chiuso, caso unico in Sardegna. Ma non desisteremo fino a quando non rivedremo aperta quella porta. A ottobre dimostreremo sulla ferrovia e ogni mese organizzeremo un'iniziativa», ha annunciato Manca. A lamentare il disimpegno della politica è anche il sindaco di Ghilarza, che ha rimesso il mandato in aperta contestazione con la giunta Solinas per gli impegni traditi «E lo rifarei», ha dichiarato Alessandro Defrassu. «Non c'è la minima corrispondenza tra le legittime aspettative dei territori e le politiche regionali e nazionali; e perché un sindaco possa assumersi le sue responsabilità deve avere anche gli strumenti, altrimenti diventa un gioco al massacro». «Se non funziona l'ospedale al territorio non resta più nulla», è l'amara constatazione di Isabella Rosmarino, ex infermiera di Norbello. «Tredici anni fa – ha ricordato l'ex sindaco di Ghilarza Tomaso Sanna – protestavamo per avere un pronto soccorso con personale autonomo, oggi la situazione è peggiorata».
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