Le società si ribellano «Protocolli irragionevoli»

I dirigenti scolastici chiedono ai sodalizi un programma di igienizzazione severo «I costi sono alti, non ce li possiamo permettere. Così non useremo le palestre»

ORISTANO. Prosegue il tira e molla tra alcuni dirigenti scolastici e i rappresentanti delle società sportive locali rimaste senza una struttura di riferimento in seguito alla mancata concessione degli impianti scolastici. Alla base di queste opposizioni, i dubbi dei dirigenti scolastici in merito ai processi di igienizzazione e pulizia degli ambienti di uso comune al termine delle attività. Lo scorso 13 ottobre, dopo aver cercato un punto di accordo con le parti in causa, la Provincia, proprietaria degli istituti superiori, ha mostrato l'intenzione di procedere alle assegnazioni delle strutture sportive. Allo scopo di regolare in maniera uniforme le procedure anticovid-19 la Provincia sta preparando un protocollo da condividere, prima dell'atto di concessione, con società.

Con questo documento, il rappresentante legale di ogni associazione si impegnerà, sotto la propria responsabilità e a pena decadimento della futura concessione, ad affidare ad una ditta esterna le procedure giornaliere di pulizia e igienizzazione della struttura. Le associazioni sportive dovranno documentare l'avvenuta igienizzazione attraverso un registro aggiornato ad ogni utilizzo della struttura e sarà obbligo del concessionario inviare in Provincia il riepilogo settimanale. Misure, queste, che creano qualche disappunto nei rappresentanti di alcune società sportive, in particolare a causa dei costi che rischiano di compromettere l'esistenza stessa delle società.

«I dirigenti scolastici pretendono igienizzazioni certificate effettuate da ditte esterne. Al tempo stesso, sono i primi a non aver cura delle palestre - l'accusa di Stefano Giua, presidente della Nuovo basket Oristano – ad esempio, non insegnano ai ragazzi che devono cambiare le scarpe prima di utilizzare il parquet. Semplici accorgimenti che noi prendevamo anche prima del Covid-19. Pretendono che le società sportive facciano ciò che loro stessi non fanno. I nostri figli vanno a scuola ma non mi sembra che i processi di pulizia siano certificati. Le strutture scolastiche sono dei beni pubblici e noi le abbiamo sempre trattate con rispetto». I costi derivanti da queste misure rischiano di essere insormontabili per molte società. «Queste spese equivalgono a prendere per il collo le piccole realtà come la nostra. Se noi facciamo entrare 15 bambini in palestra mentre nelle ore precedenti la stessa struttura è stata utilizzata da centinaia di ragazzi, per quale motivo solo noi dobbiamo farci carico della pulizia della palestra? Noi paghiamo gli affitti, non le otteniamo gratuitamente. Ai ragazzi chiediamo una quota mensile di trenta euro, ma se dovessi pagare anche una ditta per le pulizie poi quanto dovrei chiedere ai ragazzi? È evidente che non possiamo permetterci queste condizioni». Avete fatto presente le vostre posizioni ai dirigenti scolastici? «Non c'è stato alcun confronto diretto: la Provincia non ci ha incontrati, mentre il Comune ha organizzato degli incontri a cui i dirigenti scolastici non si sono presentati. Se vogliono farci chiudere lo dicano chiaramente, ma poi non si parli di Oristano città dello sport».

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