Oristano: apre il reparto Covid, chiudono gli altri

Pochi i medici per garantire l’attività nei tre ospedali della provincia: ripercussioni su Pneumologia, Medicina e Chirurgia

ORISTANO. La riorganizzazione dei reparti ospedalieri avviata per far fronte all’emergenza non è indolore e non lo sarà per molto tempo, a meno di un’iniezione di personale attraverso le 59 selezioni aperte in Sardegna, che però non arriverebbe prima di parecchi mesi. Le disposizioni di servizio della direttrice dell’Assl Valentina Marras, che negli ultimi giorni si sono susseguite a ritmo vertiginoso, hanno comportato lo spostamento di numerosi medici da un reparto all’altro e la migrazione tra le diverse strutture ospedaliere della provincia, decretando la chiusura di intere divisioni nei presidi ospedalieri di Bosa e Ghilarza e all’interno dello stesso San Martino.

Nel capoluogo l’attivazione del padiglione covid e la ripresa della regolare attività del pronto soccorso, che da ieri è tornato a prendere in carico i pazienti non-covid, hanno comportato la riduzione dell’operatività di Medicina e la chiusura di Pneumologia. Sacrificare questo servizio provocherà un grosso contraccolpo su un territorio con un’alta incidenza di casi di malattie polmonari croniche, eppure non ci sono le condizioni per scongiurare la più drastica delle soluzioni. Con due medici trasferiti nell’ala infettivi del San Martino e il responsabile prossimo alla pensione il destino del reparto appare infatti segnato.

Per impinguare l’organico destinato al padiglione dei pazienti positivi, saturo già da ieri, sono stati inviati anche tre dottori di Medicina del San Martino, un fisiatra della Riabilitazione e due medici della Chirurghia del Delogu di Ghilarza. Altri due sono stati dirottati al Pronto soccorso del San Martino. La gestione della crisi sta quindi pesando enormemente anche sul presidio del Guilcier, dove nel giro di 24 ore sono state smantellate la Medicina e l’attività chirurgica programmata. Con il punto di primo intervento chiuso, rimangono solo il nascente reparto covid e la Radiologia.

L’indicazione è di riservare una decina di posti letto ai pazienti affetti da coronavirus in condizioni non gravi, che verrebbero assistiti dai quattro internisti di medicina rimasti – due attualmente in quarantena – e da due operatori del pronto soccorso di Bosa, dove sono peraltro confluiti tutti i chirurghi del Mastino con conseguente sospensione del day surgery. La rivoluzione dettata dall’urgenza di fronteggiare la seconda ondata dell’epidemia con le poche risorse umane a disposizione sta generando preoccupazione e tensione in corsia. «L’aumento dei contagi era ampiamente previsto, ciononostante nulla è stato fatto sul versante organizzativo e questo ha determinato il caos di cui stanno facendo le spese i pazienti e gli operatori sanitari», ha ribadito il segretario della Cimo Giampiero Sulis.

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