«Serve un ospedale da campo per evitare nuovi stop al reparto»

ORISTANO. Il fronte di lotta che riunisce i comitati per il Diritto alla salute di Oristano e Delogu Bene Comune di Ghilarza invoca l’apertura di un ospedale da campo nel capoluogo per garantire il...

ORISTANO. Il fronte di lotta che riunisce i comitati per il Diritto alla salute di Oristano e Delogu Bene Comune di Ghilarza invoca l’apertura di un ospedale da campo nel capoluogo per garantire il regolare funzionamento del pronto soccorso del San Martino indipendentemente dall’andamento dell’emergenza. La proposta è rimbalzata ai tavoli del governatore Solinas, dell’assessore alla Sanità, dei direttori di Ares e Assl, del sindaco e del prefetto di Oristano. L’urgenza segnalata è quella di scongiurare nuove paralisi operative dettate dall'arrivo di pazienti positivi, dai contestuali vuoti d’organico e dalle crepe che la riorganizzazione ha aperto nell’attività di numerosi reparti e servizi della rete ospedaliera provinciale, «Nella convinzione che lo stato di emergenza come quello attualmente vissuto dalle popolazioni dell’Oristanese si può contrastare adeguatamente solo con strumenti straordinari e non certo con i tempi e le procedure dei periodi normali», rilevano i rappresentanti delle due organizzazioni.

Maria Carmela Marras, Gisella Masala, Raffaele Manca, Livio Deligia e Immacolata Boeddu sollecitano delle contromisure urgenti suggerendo di allestire anche a Oristano «Un ospedale da campo con l’impiego diretto di medici, infermieri e tecnici militari a supporto del personale civile in regolare servizio». Così facendo si garantirebbe stabilità a un presidio indispensabile per la stabilizzazione e la prima diagnosi dei pazienti con sintomi non riconducibili al covid, che altrimenti verrebbe meno per un vasto bacino d'utenza.

«Senza il pronto soccorso del San Martino resterebbe sguarnita tutta la fascia centrale della statale 131, unico asse stradale che collega e mette in rapida comunicazione le varie aree dell’isola, da Sassari e fino a San Gavino», ricordano gli attivisti, che propongono il ricorso alle prestazioni dei medici militari anche per tamponare le altre falle del sistema sanitario provinciale ovvero la carenza di posti letto di terapia intensiva e semintensiva al San Martino e la riduzione delle attività mediche, chirurgiche e ambulatoriali ordinarie, oltre alla penuria di dottori, infermieri e tecnici nei presidi ospedalieri di Oristano, Ghilarza e Bosa. «Oberati di nuovi compiti e chiamati a operare in totale e continua emergenza, spesso oltre i limiti della propria stretta competenza e senza il supporto delle figure specialistiche non solo appropriate ma indispensabili al fabbisogno del momento», denunciano gli attivisti. L’ultimo affondo riguarda il «Colpevole ritardo con cui si stanno adottando, con affanno e garanzie tutte da verificare, misure previste da mesi e inattuate fino ai giorni scorsi».

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