Oristano, cinquemila casi di tumore e tre medici in oncologia

Dovevano essere sei, sono tre in meno; uno potrebbe lasciare l’incarico a giorni. Il responsabile del servizio comunque andrà in pensione tra poche settimane

ORISTANO. Non c’è solo il covid a devastare il sistema sanitario oristanese. Anche la medicina ordinaria se la passa a dir poco male con pesanti ricadute per i pazienti. L’ultimo caso è di poche ore fa e riguarda oncologia. Oltre duemila e cinquecento pazienti in terapia e tre soli medici di cui uno in trasferimento, con il primario prossimo alla pensione.

Nonostante il bacino di utenza in continuo aumento, prosegue l’emorragia il personale medico e paramedico. I cinque oncologi operativi nel 2019, quattro strutturati più il primario, (un team già sottorganico di due medici) sono un ricordo. Quest'anno ad ottobre c'è stato il primo trasferimento, ora è di qualche giorno fa la firma del trasferimento di un'altro medico, direzione Cagliari. Per adesso il medico rimane al San Martino, ma è nel suo potere andare via se trovasse una alternativa di suo gradimento.

Al di là dei casi personali, comunque, si fa il contrario di quello che serve: a fronte di un bacino di utenti in aumento, e che attualmente conta in terapia oltre duemilacinquecento pazienti, i medici vengono ridotti. In questo caso si tratta di ridurre all’osso un servizio delicato e prezioso per il territorio, rendendo così meno facilmente accessibili li le cure salvavita.

Uno schiaffo inatteso per pazienti e famigliari, e una situazione che lascia presagire una forte sofferenza anche per oncologia, ora branca del reparto di medicina, per il momento priva di una corsia separata e di un reparto ospedaliero dedicato. Nel prossimo futuro, a trasferimento eseguito, ci saranno due sole dottoresse più il primario, che tra poche settimane andrà in pensione. I numeri parlano più delle parole. Nel 2019 il servizio ha trattato più di 8mila casi di cui oltre 4mila in terapia per tumori solidi, e oltre duemilasettecento accessi per tumori liquidi, di cui oltre un migliaio in terapia. A trattare questi i tumori liquidi è l'oncoematologia, struttura che, qui ad Oristano, da tempo è sulle spalle di un solo specialista, punto di riferimento di tutto il bacino di pazienti provinciale.

Ancora non c'è un dato completo dei pazienti che hanno avuto accesso o che sono in cura nel 2020 presso l'oncologia dell'ospedale oristanese, certo è che questa riduzione di personale medico suona come l'ennesimo schiaffo ad una sanità territoriale che quotidianamente fronteggia una duplice emergenza, quella strutturale interna e poi quella legata alla pandemia. «Non so niente di questo nuovo trasferimento – spiega Maria Delogu, presidente di Komunque Donne, associazione di volontariato di auto aiuto per donne con tumore al seno che danni offre sostegno e supporto per tante pazienti oncologiche – ma se così fosse mi troveranno a fare lezione a distanza ai miei alunni nel parcheggio dell'ospedale, dove potrò far sentire la mia protesta. Come associazione reagiremo in maniera decisa e coinvolgeremo non solo la rete di associazioni con cui stiamo portando avanti l'esposto alla procura della Repubblica sulla situazione della sanità, ma anche le amministrazioni locali».(el.ca.)

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