dopo tre settimane di chiusura
Diciotto pazienti in reparto, due sono anche intubati
ORISTANO. Ancora ieri, dopo tre settimane di chiusura, si contavano all’interno del pronto soccorso del San Martino 18 pazienti ricoverati. Due di questi sono intubati e la loro respirazione è...
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ORISTANO. Ancora ieri, dopo tre settimane di chiusura, si contavano all’interno del pronto soccorso del San Martino 18 pazienti ricoverati. Due di questi sono intubati e la loro respirazione è garantita dalle macchine, proprio come se fossero in una sala della Rianimazione e non al pronto soccorso dove, per non farsi mancare nulla, ci sono altri sedici pazienti a cui viene somministrato l’ossigeno. Di fronte a questa situazione l’Ordine dei medici chiede di poter ispezionare il reparto, chiuso alle emergenze e trasformato in reparto covid. La richiesta di verificare le condizioni di lavoro all’interno della struttura è stata formalizzata ieri mattina alla direttrice dell’Assl, Valentina Marras. «Siamo molto preoccupati non solo per le condizioni di lavoro dei nostri colleghi e degli infermieri costretti a turni massacranti, ma anche per i pazienti – dice il presidente dell’Ordine, Antonio Sulis –. Non si può lasciare una intera provincia senza un pronto soccorso».
Che la situazione sia arrivata al limite, lo fa capire il sindacato Cimo. Dice infatti il dottor Giampiero Sulis, segretario sindacale aziendale: «Il dato dei ricoveri per covid in pronto soccorso è allarmante e il guaio è che per tutti gli altri pazienti stanno scarseggiando anche le bombole di ossigeno». Il rappresentante sindacale traccia un quadro raggelante: «Il poco personale medico e infermieristico è costretto a lavorare in condizioni di estrema difficoltà. Dopo la chiusura alle urgenze, era stato ad esempio chiesto di poter avere a disposizione un infermiere che, all’esterno, potesse valutare le urgenze che comunque arrivano e, nel caso, indirizzarle ai reparti. Purtroppo non ci sono abbastanza infermieri, dunque, nemmeno questa soluzione è possibile». E siccome problema chiama problema, fino a ieri l’ospedale non aveva una tac: l’unica si è guastata. Peccato che da tempo, ci sia un altro macchinario, che però inspiegabilmente è ancora imballato. La ciliegina sulla torta è la scarsa disponibilità di guanti, mascherine, calzari e camici e nel frattempo tre medici sono positivi. (m.c.)
Che la situazione sia arrivata al limite, lo fa capire il sindacato Cimo. Dice infatti il dottor Giampiero Sulis, segretario sindacale aziendale: «Il dato dei ricoveri per covid in pronto soccorso è allarmante e il guaio è che per tutti gli altri pazienti stanno scarseggiando anche le bombole di ossigeno». Il rappresentante sindacale traccia un quadro raggelante: «Il poco personale medico e infermieristico è costretto a lavorare in condizioni di estrema difficoltà. Dopo la chiusura alle urgenze, era stato ad esempio chiesto di poter avere a disposizione un infermiere che, all’esterno, potesse valutare le urgenze che comunque arrivano e, nel caso, indirizzarle ai reparti. Purtroppo non ci sono abbastanza infermieri, dunque, nemmeno questa soluzione è possibile». E siccome problema chiama problema, fino a ieri l’ospedale non aveva una tac: l’unica si è guastata. Peccato che da tempo, ci sia un altro macchinario, che però inspiegabilmente è ancora imballato. La ciliegina sulla torta è la scarsa disponibilità di guanti, mascherine, calzari e camici e nel frattempo tre medici sono positivi. (m.c.)
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