L’appello dei diportisti per le spiagge di Frasca

Terralba, chiedono l’apertura delle aree interdette per le servitù militari «Lasciateci transitare almeno quando non vi sono le esercitazioni»

TERRALBA. Un comitato spontaneo di diportisti di Marceddì, nel terralbese, chiede che i vincoli imposti dalla presenza di quella base, nel quale poligono si svolgono le esercitazioni aree, vengano allentati almeno nel periodo che va dall’1 giugno al 30 settembre.

E a corredo della richiesta ha aggiunto le 855 firme raccolte, inviate successivamente al presidente della Regione Solinas, al Comitato paritetico per le servitù militari, al Comando militare della Sardegna e a quello di Capo Frasca, al presidente dell’Unione dei Comuni del terralbese e al sindaco di Arbus.

«Chiediamo semplicemente che vengano rese fruibili le spiaggette di Frasca nel periodo in cui non ci sono esercitazioni», dice Francesco Argiolas, portavoce del comitato diportisti.

Le esigenze addestrative dei militari, come spesso accade, si scontrano con quelle degli abitanti del territorio, rendendo complicata la convivenza tra le due realtà e difficili da trovare le soluzioni che accontentino tutti.

«Non si capisce per quale motivo l’interdizione a qualunque tipo di attività nello specchio d’acqua antistante il poligono, dove non può transitare né sostare alcuna imbarcazione – osservano i diportisti – permane anche quando non ci sono esercitazioni. Siamo certi che con un po’ di buona volontà una soluzione si possa e si debba trovare».

Se ai pescatori delle marinerie di Terralba e Arbus – seppur dopo annose battaglie condotte dai pescatori, affiancati dalla politica regionale e dalle organizzazioni sindacali di categoria – sono arrivati gli indennizzi per le mancate giornate di lavoro, per i diportisti nulla è cambiato.

Per questo chiedono un intervento degli organi ai quali hanno inviato la petizione, perché si attivino presso il Ministero della difesa affinché regolamenti le attività del poligono tenendo conto anche delle loro esigenze. Gli 855 firmatari della petizione ripongono le loro aspettative in una risposta positiva alle loro richieste.

Queste se accolte contribuirebbero a dare una spinta all’economia locale, già pesantemente penalizzata dall’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus.

Inoltre i cittadini rientrerebbero in possesso, anche se per pochi mesi all’anno, di parte del loro territorio, delle spiagge e del tratto di mare precluso dalle esercitazioni militari.

Piero Marongiu

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