La Nuova Sardegna

Oristano

«Danni limitati alle nostre campagne»

di Michela Cuccu
«Danni limitati alle nostre campagne»

I coltivatori oristanesi tracciano un bilancio dell’ultima ondata di maltempo, «ma servono altri interventi»

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TERRALBA. «I danni ci sono stati, per fortuna limitati. Questo non significa che si possa stare tranquilli». Emanuele Spanò, direttore provinciale della Coldiretti, in questi giorni è impegnato nei sopralluoghi nelle aziende agricole per verificare gli effetti delle forti piogge che le scorse settimane si sono abbattute sulla Sardegna. «L’ondata di maltempo – spiega il tecnico – ha interessato tutta la nostra provincia ma solo alcuni territori come il Terralbese, hanno avuto problemi. A settentrione, fortunatamente, la pioggia è stata abbondante ma non si è lasciata dietro i disastri registrati in altre zone». Dunque è il Terralbese che ancora una volta, si rivela fragile e particolarmente esposto ai capricci climatici. Sotto stretta osservazione sono state messe le colture ortive, in particolare, quelle in serra e le carciofaie, che tra Terralba e San Nicolò Arcidano, sono finite in molti casi sott'acqua. Spanò però è cauto: «per fortuna questa volta l'acqua ha defluito dopo poche ore ed è probabile che la gran parte delle coltivazioni già in atto si salveranno. Però è ancora presto per azzardare stime. Solo fra qualche giorno sapremo se le piante hanno resistito». Il direttore della Coldiretti spiega che rispetto agli eventi degli anni precedenti, questa sia una situazione molto diversa: «Non tanto rispetto al ciclone Cleopatra, imparagonabile per la straordinaria intensità – dice – ma se prendiamo ad esempio gli allagamenti del 2018 la situazione di questi giorni è assolutamente diversa. Due anni fa, l'acqua ristagnò per diversi giorni, danneggiando irrimediabilmente le coltivazioni». Poi aggiunge: «Questo non vuol dire che i problemi anche questa volta non ci siano stati e che gli agricoltori non abbiano avuto paura, dato che ancora, il sistema di protezione dagli eventi idrogeologici è ancora insufficiente». Il riferimento è alle opere di difesa di un territorio che, malgrado sia uno dei più produttivi, dove l'agro zootecnia è particolarmente avanzata, continua a rivelarsi particolarmente fragile. «Servirebbe un sistema di salvaguardia idraulica per l'intero territorio – dice – e non basterebbe. Da anni la nostra organizzazione insiste sulla necessità di affrontare la vera causa che sono i cambiamenti climatici». Spanò spiega come già da qualche anno alcune aziende dell’Oristanese abbiano scelto di adottare la cosiddetta agricoltura resiliente, che attraverso nuove tecniche permette di salvaguardare le colture dagli effetti del clima. «Un esempio viene dall'utilizzo dei droni che ci danno la possibilità di programmare irrigazioni, concimazioni e in generale, tutti gli interventi per la produzione agricola». Ovviamente non saranno i droni da soli a proteggere le coltivazioni dai rischi delle inondazioni. «Qui c’è ben altro da fare – conclude Emanuele Spanò – servono opere di difesa idrogeologiche».

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